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La rana scoppiata e il bue: favola la(me)tina…

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la rana e il bue

«… la lingua più profonda e nobile è quella lingua che la mamma trasmette con naturalezza al figlio» (Ludwig Wittgenstein): io ci ho provato, a modo mio, nel nostro vernacolo

Riscrittura in dialetto

«Chini ’mbidìa l’àutru prima o dopu scatta.

’Nu jùarnu ’na rana si misi a gustari ’nu vòi

 a mìanzu ’nu pasculu:

pigljiàta d’imbìdia ss’ujjiàu cumu si cc’aggualàva.

Pua dumandàu alli figlji si s’avìa fattu

 ’randi quantu chillu bastimentu,

cà mangiava, da mattina alla sira, erva a tuttu putiri.

Chilli rispundirunu di no ed illa cchi fhici?

Tantu ss’ujjiàu a scattàficatu cà alla fini

cripàu e murìu».

Postilla etimologica: «ujjiàri» dal lat. sŭfflare, comp. di sŭb «sotto» e flare «soffiare, spirare».

Modo di dire: “soffiare una parola, una cosa nell’orecchio a qualcuno” significa dire o riferire in segreto, insinuare intenzionalmente, con malignità, spifferare.

Curiosità culinaria: lo stesso verbo latino “sufflare” è presente a tavola, come il “soufflé”, ad esempio. Non solo. Segue il “riso soffiato”, preparato dietetico consistente in grani di riso decorticati sottoposti a elevate temperature in recipienti chiusi e rotanti: ne discende l’amido del riso destrinizzato e il volume dei granelli stessi notevolmente ingrandito.

Versione di Fedro

«Inops, potentem dum vult imitari, perit.
In prato quondam rana conspexit bovem
Et tacta invidia tantae magnitudinis
Rugosam inflavit pellem: tum natos suos
Interrogavit, an bove esset latior.
Illi negarunt. Rursus intendit cutem
Maiore nisu et simili quaesivit modo,
Quis maior esset. Illi dixerunt bovem.
Novissime indignata dum vult validius
Inflare sese, rupto iacuit corpore».

Traduzione in italiano

«Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente,
finisce male.

Un giorno la rana vide un bue al pascolo
e presa da invidia per tanta grandezza
gonfiò la pelle rugosa. Poi chiese ai suoi figli
se fosse più grossa del bue: risposero di no.
Tese di nuovo la pelle con sforzo maggiore
e chiese ancora chi fosse più grande; risposero: il bue.
Alla fine, esasperata,
mentre cercava di gonfiarsi ancora di più,
il suo corpo scoppiò e così morì».

A Gasperina Lento, donna di amore mai slegato dalla sua sambiasinità: ne conserva i tratti sinceri, impastati dei colori della nostra terra.

A Giusy Talarico, amica da lunghissimi anni: lo testimonia la vita nello svelamento delle nostre anime belle. “La salus”, se per te sta per “medicina”, è per entrambi “salvezza”, in nome di quegli studia humanitatis, che ci hanno ben forgiato. Continuiamo ad essere quelli di allora con gli sviluppi di ora: ci manca la tredicina e siamo all’en plein!

Ad Anna Montesanti, collega con cui ho condiviso uno straordinario esame di maturità classica e di cui conservo la freschezza di tutto l’amore che porta, importa ed esporta dai classici, cosa im-portan-te!  Donna “dal porto sicuro”, petrarchescamente parlando!

Prof. Francesco Polopoli