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Ricordato don Pasquale Luzzo durante un incontro organizzato dal Masci

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Ricordato don Pasquale Luzzo durante un incontro organizzato dal Masci

Tenere viva nel tempo la memoria di don Pasquale Luzzo, un gigante della Chiesa lametina, che ha alimentato il cammino di fede  nella parrocchia del Carmine durante i suoi 43 anni di permanenza fra i fedeli costituisce il motivo fondante del libretto “Un’opera per le sue opere” ideata dalla Comunità Masci Lamezia Terme 2 “Don Pasquale Luzzo”, realizzata dallo studioso Francesco Polopoli e illustrata dal giovane talentuoso fumettista Francesco Longo appartenente agli scout del gruppo Lamezia 2.

L’operetta è stata presentata nella Chiesa del Carmine di Lamezia Terme nel corso di un incontro, organizzato dal Masci e moderato dalla dottoressa Anna Maione, durante il quale si sono avvicendate le testimonianze di coloro che hanno avuto modo di incrociare il cammino umano e spirituale di don Pasquale Luzzo, scomparso sei anni fa.

L’incontro è stato arricchito dalla proiezione di alcuni video che hanno ulteriormente messo in luce le indelebili tracce lasciate nel territorio lametino dal sacerdote che ha amato e guidato il suo popolo. Dopo una breve introduzione del parroco della Chiesa del Carmine don Gigi Iuliano, lo studioso Francesco Polopoli ha illustrato la natura del libretto e lo spirito con cui è stato composto soffermandosi sul concetto di memoria intesa come ricordo di don Pasquale Luzzo e non come necrologio.

«Il ricordare don Pasquale Luzzo, un uomo dotato di forza d’animo, – ha affermato – stasera è l’occasione per esprimere gratitudine sincera per l’uomo della gratuità quale lui realmente è stato, ma anche la possibilità di farsi alcune domande. Che tipo di comunità cristiana siamo e chi o cosa vogliamo essere. Don Pasquale Luzzo è attesa di nuove prospettive sulle quali riprendere il suo cammino seguendo le sue testimonianze e i valori trasmessi a noi».

Veramente illuminante è stato il profilo tracciato dal dirigente scolastico del Liceo “Campanella” Giovanni Martello secondo il quale don Pasquale Luzzo è stato «polo di attrazione di tutta la città e aperto alle tutte le novità tecnologiche capaci di attirare i giovani nella Chiesa».

Il dirigente scolastico ha poi trattato altri aspetti della vita del sacerdote come l’amore per il pallone e la realizzazione della squadra di calcio del Carmine negli anni ’70, l’accoglienza delle innovazioni nella chiesa relative alla celebrazione della Santa Messa con le chitarre.

«Usava – ha continuato il dirigente scolastico – tutti gli accorgimenti necessari per non lasciare scappare i giovani anche se era intransigente verso quelli che frequentavano la Chiesa non per fede ma per motivi estranei ai principi religiosi. Credo sia stato un grande educatore. Grande era la sua passione per la montagna, Cervino, Monte Bianco, Pollino, forse perché lassù gli sembrava di stare più vicino a Dio».

Molto incisivo l’intervento dell’Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria Giuseppe Fiorini Morosini il quale ha ricordato la sua esperienza pastorale a Sambiase, nel ’74 , condivisa da don Pasquale Luzzo specie nell’attuazione del processo di ricristianizzazione della comunutà diocesana che comportava lo scardinamento della tradizione nella somministrazione dei sacramenti della Comunione, della Cresima, del Matrimonio.

Naturalmente molte erano le avversioni verso le nuove forme di cambiamento per la cui concretizzazione era necessario studiare il territorio ed avere il consenso delle istituzioni civili, politiche e religiose. L’affiatamento di Morosini con don Pasquale durò fino a quando l’arcivescovo non fu trasferito a Paola dopo la sua elezione a Superiore Provinciale.

La nomina all’unanimità di don Pasquale Luzzo a Vicario generale nella diocesi di Lamezia dimostrò il rispetto e le stima di tutta la chiesa nei suoi confronti come ha ricordato il vescovo emerito Luigi Cantafora che ha definito il sacerdote di Dio «molto silenzioso, per cui lo notava poco, affabile. schietto, sapeva ascoltare in silenzio ed era sapiente, sapeva infondere coraggio e dare speranza».

Il vescovo emerito Cantafora lo ha ricordato quanto fu afflitto dalla malattia che gli fece rallentare il ritmo della sua attività pastorale e la serenità con cui l’affrontò. Qualche giorno prima di morire – ha raccontato il vescovo emerito – don Pasquale Luzzo scoppia a piangere e rivolgendosi a me dice:«Padre voglio dire la verità: sono stato sempre fedele».

A completare la descrizione della figura di don Pasquale Luzzo l’insegnante Francesca Fiore e l’ingegnere Francesco Stella che, militando nello scoutismo, hanno potuto apprezzare e stimare maggiormente don Pasquale Luzzo in tutto il suo percorso di vita pastorale e la sua dedizione ai giovani scout.

Lina Latelli Nucifero