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Il ricordo del dottor Saverio Tropea

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dottor saverio tropea

Saverio Tropea, uno di quei medici che lasciano un segno indelebile per sempre

È stato un professionista apprezzato ed un cittadino modello: la sua lezione di vita si concentra nella discreta testimonianza di uno specialista pulsante d’umanità.

In prima linea ed in silenzio: ecco quanto ci ha consegnato nell’esempio protratto di un tempo dedicato alla sua missione.  Ed è encomiabile dal racconto dei suoi stessi concittadini.

Pediatra di base, dottore ospedaliero ed omeopata: col sorriso, come espressione di vita, per tutte quelle volte in cui di fronte alle difficoltà ha riacceso gli animi di non pochi.

Eccone una testimonianza di una sua affezionatissima paziente (F. D.): «1979: febbre oltre i 40 gradi, con forte dolore di testa e vomito. Lui mi visitò e capii che avevo la meningite, perché avevo sul corpo persino delle strane macchie rosse. Mi fece immediatamente ricoverare all’ospedale di Lamezia malgrado il parere contrario di alcuni suoi colleghi. Grazie a lui, alla sua preparazione nel diagnosticare la malattia, alla sua forza di imbattersi contro tutti, riuscirono a salvarmi la vita. Avevo solo 4 anni. Un miracolo? Pure, ma la fortuna di avere avuto lui è stata la mia salvezza. Non potrò mai dimenticarlo mai e lui mai me».

Da qualche anno, oltre allo spirito francescano dei Minimi, che sommava a quello assisiense, grazie alla mediazione di sua moglie, che di quei luoghi è appunto originaria, sentiva di ravvivare il pellegrinaggio cristiano in un’ottica sempre più spirituale: come membro dell’Associazione “Il cammino di Gioacchino da Fiore” ha sempre partecipato, poi, l’idea di una ricerca terrena tanto più autentica quanto più legata alla tensione verso l’infinito.

I camminatori Pasquale, Pietro, Giovanni, Emanuele, Serafino, Mariano, Ada, Francesco e tant’altri lo ricorderanno con questo anelito, impossibile a spegnere un afflato cordiale quanto il suo.

Francesco Polopoli