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Ritardo regionalizzazione opere idroelettriche. Opportunità persa per la Calabria?

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centrale idroelettrica

I termini per presentare una legge regionale sulla regionalizzazione della proprietà delle opere idroelettriche scadono il 31 ottobre

Comunicato Stampa

Questa forma di regionalizzazione è prevista nel DL n. 135 del febbraio 2019, il Decreto Semplificazioni, all’art. 11-quarter, il quale prevede che:

«Alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia, le opere di cui all’articolo 25, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, passano, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento». 

Ed inoltre che:

«Nelle concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, le regioni possono disporre con legge l’obbligo per i concessionari di fornire annualmente e gratuitamente alle stesse regioni 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, per almeno il 50 per cento destinata a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori provinciali interessati dalle derivazioni». 

Ciò si tradurrebbe in energia senza spesa e un canone a favore della regione e dei territori locali.

La Calabria ancora non ha presentato la sua proposta di legge. Questo quanto è emerso durante un incontro informale avvenuto nel pomeriggio del 21 ottobre fra il Coordinamento Regionale per l’energia Equa (CREE) e i tecnici della Regione, i quali hanno sottolineato che ci stanno lavorando dal mese di giugno. Mancano appena pochi giorni al termine fissato per legge (nel decreto “Cura Italia”, la scadenza fissata dal DL “Semplificazioni” al 31 marzo 2020, era stata prorogata al 31 ottobre) ma a tutt’oggi non si ha neanche notizia della bozza legislativa regionale.

Pertanto non si riuscirà a tradurre normativamente entro il 31 ottobre il trasferimento come stabilisce la legge.

A tal punto è del tutto evidente che occorrerà quantomeno richiedere una nuova proroga.

Il Coordinamento Regionale per l’energia Equa, e per esso Rosella Cerra, aveva sollevato già a marzo la necessità di una richiesta di proroga del termine di scadenza poiché aveva riscontrato un vero e proprio “vuoto informativo” che necessitava di un maggiore approfondimento a fronte di altre regioni che invece avevano avviato, se non concluso, l’adozione della disciplina regionale.

L’invito era stato rivolto allora direttamente alla presidente pro tempore della regione affinché, attesi i tempi normativi si facesse promotrice della richiesta di proroga, proprio per il timore che neanche il 31 ottobre risultasse sufficiente ai fini dell’adozione delle norme regionali.

Il CREE aveva riaperto il tema in occasione della presentazione della petizione per l’abbattimento del Fattore Omega a fine luglio, sollecitando anche in tal caso la regione, che, (a fronte oltretutto dello stimolo derivante dall’interrogazione parlamentare della deputata Ferro), all’epoca attuale non ha ancora fornito alcuna risposta.

È chiaro che il Piano Energetico Regionale della Calabria, necessita di un aggiornamento e adeguamento alle normative su citate, la Calabria produce molta più energia di quella che consuma, perché tale esubero non deve tradursi in un risparmio per la collettività?

Tale questione andrà considerata alla luce del necessario adeguamento alla normativa europea, la quale oltretutto sollecita l’autoproduzione e l’autoconsumo, ossia l’energia a Km Zero e la costituzione delle Comunità dell’energia.

Su tutte queste questioni quali sono le intenzioni della Regione Calabria?

Coordinamento Regionale Energia Equa