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Rocco De Zerbi, protonazionalista reggino

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Patriota e giornalista, diverrà deputato per la Destra storica fino all’inchiesta sullo scandalo della Banca Romana che lo porterà forse al suicidio.

Rocco De Zerbi nacque a Reggio Calabria (ma crebbe ad Oppido Mamertina, nel reggino) l’11 giugno 1843 da Domenico, avvocato e patriota e Rosa Cotronei, crescendo in una famiglia di solide idee liberali e antiborboniche nonostante il nonno del nostro, Rocco, fosse stato un funzionario borbonico. Durante gli studi umanistici avuti prevalentemente in casa da parte di precettori ecclesiastici, precocissimo a soli quindici anni (1858) pubblicò a Napoli il suo primo libro Florilegio letterario, un’antologia di brani di scrittori celebri italiani e stranieri corredata di note biografiche a cui seguì l’anno successivo la partecipazione ad un concorso letterario bandito dalla Accademia Pontaniana sul tema “Pier delle Vigne e il suo secolo” il cui elaborato nonostante avesse avuto una “menzione onorevole” gli fu impedito di pubblicarlo a causa della censura borbonica.

Scrisse moltissimo di storia locale, sia civile che ecclesiastica (nel 1876 sciverà la pregievole opera storiografica Della Città, Chiesa e Diocesi di Oppido Mamertina e dei suoi Vescovi) e iniziò la sua futura passione girnalistica scrivendo articoli per il periodico reggino La fata Morgana. Nel 1856 convolò a nozze con la nobile Maria Giuseppa Grillo che gli dette tre figlie femmine, mentre ebbe un maschio da una relazione xtraconiugale che non legittimò mai.  Nel 1882 sposò la ventunenne Giulia Gerardis. Sindaco e assessore nell’anno 1856/1858, nel maggio 1860 lasciò la famiglia per raggiungere Giuseppe Garibaldi a Milazzo (ME) fino all’assedio di Capua (ottobre 1860).

Dopo l’avventura risorgimentale decise di intraprendere la carriera militare che gli dette molte soddisfazioni quali una medaglia d’argento al valor militare nel 1864 per il comportamento valoroso avuto durante lo scontro a Guardialombarda (Av) contro il brigante Carmine Crocco Donatelli e la partecipazione alla II guerra d’indipendenza nel 1866 a cui seguì due anni dopo il congedo dall’esercito col grado di luogotenente. Fu anche più volte eletto negli anni Settanta presidente della provincia di Reggio Calabria.

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De Zerbi scrittore e giornalista

La vena letteraria di De Zerbi con l’avventura risorgimentale non si spense, ma anzi attinse a nuove ispirazioni letterarie che concretizzerà però negli anni successivi con la pubblicazione dei volumi di memorie quali Il primo passo. Note autobiografiche (Firenze, 1882), I garibaldini dopo la campagna (Torino 1861), Canzone in morte del conte di Cavour (Ivrea 1861). Si cimentò anche con la prosa poetica e riflessiva con i testi Poesia e prosa: studio d’un annoiato (Napoli 1868) e Di chi la colpa? Fantasticherie d’un annoiato (ibid. 1869).

Ma la vera passione di De Zerbi fu il giornalismo: infatti iniziò la sua carriera di giornalista pubblicista sul giornale napoletano L’Iride nel 1860 a cui seguirono collaborazioni con altre testate quali La Patria di Napoli (di cui fu direttore nel 1867 per soli tre mesi), La Domenica letteraria, La Gazzetta letteraria di Torino, Il Giornale napoletano di filosofia e lettere, scienze morali e politiche, Il Fanfulla della domenica, Nuova Antologia, Fortunio. Fondò ben due giornali quali nel 1868 Il Piccolo. Giornale di Napoli (dal 1871 Giornale della sera) e nel 1877 Il Novelliere.

De Zerbi firmava i suoi articoli con una “z” minuscola e riuscì ad avere un enorme successo fra i lettori in quanto parlava, anzi polemizzaa su ogni aspetto della vita politica, sociale, religiosa, mondana di Napoli non per dare informazioni imparziali o cronacristici ai suoi lettori ma motivi in più per contestare, criticare e giudicare il modus operandi della Napoli bene di fine Ottocento. Questo stile nuovo del De Zerbi fu molto apprezzato dalla borghesia moderata napoletana, che lo leggeva avidamente rendendo il suo giornale Il Piccolo (che ebbe una redazione formata da eccellenze gionalistiche quali fra i tanti  Vincenzo Morello cioè Rastignac, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio) il terzo quotidiano per tiratura quotidiana (5.000 copie) e guadagnandosi finanche l’ammiratore dell’intellettuale Benedetto Croce che di De Zerbi disse:forse più che ad altri si deve [a De Zerbi] se il giornalismo napoletano si andò spogliando di un certo che tra l’ingenuo e il provinciale che prima serbava, e si fece più svelto ed elegante, e più ammaliziato”.

Reggio Calabria, XX secolo

De Zerbi deputato della Destra Storica

De Zerbi la verve polemica la utilizzerà egregiamente anche durante i comizi elettorali che lo porteranno a diventare deputato del Parlamento italiano per le elezioni politiche del 1874 (legislatura XII) per il collegio di Palmi e in quelle del 1876, dove però furono annullate “accontentandosi” di fare il consigliere provinciale a Napoli per poi essere rieletto deputato nelle legislature seguenti (XIV, XV, XVI, XVII, XVIII), sempre nel collegio di Palmi fino al 1893. De Zerbi fu esponente di primo piano della Destra Storica (1861-1876), ma ciò non gli impedì di votare spessissimo favorevolmente per la maggioranza governativa in quel momento in mano alla Sinistra Storica (1876- 1898), sopratutto durante i gabinetti presieduti da Francesco Crispi (1887/1889 – 1896/1898) e subito dopo appoggiando i governi reazionari del marchese Antonio Starabba Di Rudinì (cinque esecutivi discontinui negli anni Novanta del XIX secolo).

Condivise gli anni da parlamentare con altri politici calabresi quali Francesco De Luca, Bruno Chimirri, Benedetto Musolino, Luigi Miceli, Francesco Stocco e Raffaele Piccoli.

De Zerbi in questi anni di vita politica, di cui fece parte di moltissime commissioni risultando uno dei deputati più presenti ai lavori parlamentari, espresse con abbondanti pubblicazioni le sue idee politiche rientranti nel filone ideologico detto “bizantinismo” (dal titolo del giornale nazionalista Cronache Bizantine di Antonio Sommaruga) di tipo imperialistico e apertamente antiparlamentare. Citiamo almeno i volumi Scritti politici (Napoli 1876), Difendetevi! (Napoli 1882) e sopratutto L’inchiesta sulla colonia Eritrea (Roma 1891) dove propugnava la necessità per l’Italia di intraprendere una politica militare espansionistica e coloniale in Africa per mettersi al passo con le altri grandi potenze europee che già avevano creato grandi aree coloniali nel continente nero, senza però tener conto delle reali possibilità economiche e militari del giovane stato italiano nel concorrere alla politica espansionistica italiana.

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De Zerbi è oggi considerato in sede storica una specie di protonazionalista o protofascista per l’ossessione che dedicò in questi anni a temi quali l’annessione di Roma e la sua valorizzazione quale capitale del regno, l’anticlericalismo acceso quando nel 1872 propose l’abolizione degli Ordini Monastici e delle Corporazioni religiose che raccolse nel volume del 1878 Chiesa e Stato nonchè la pubblicazione di libri encomiastici sulle vite di due noti anticattolici quali furono Giuseppe Garibaldi e Otto Von Bismark cioè Per la morte di Giuseppe Garibaldi (Bologna 1882) e Ottone di Bismarck (Parma 1890), l’antisemitismo (pubblicò nel 1881 il romanzo L’ebrea), la critica al potere economico visto come usuraio e sfruttatore delle masse con lo scritto Le banche e l’abolizione del corso forzoso (1881).

De Zerbi è ricordato anche per altri due episodi che dimostrano ancora una volta una personalità forte, poliedrica, compassionevole e al contempo superba. Infatti il politico calabrese amò profondamente Napoli tant’è che nel 1883, quando scoppiò una devastante febbre colerica, si prodigò nel dare una mano fino a diventare presidente della Croce Bianca (il comitato di soccorso per il colera a Napoli) e per il suo impegno fu decorato con la medaglia d’oro (15 novembre 1884), mentre il secondo episodio riguardò la sua polemica letteraria contro il poeta più importante e famoso del suo tempo qual’era Giosuè Carducci sul poeta latino Tibullo della cui interpretazione di alcuni versi fatta da De Zerbi Carducci contestò platealmente.

Monumento a Zerbi presso il Gianicolo (Roma)

Il presunto suicidio e il ricordo postumo

La carriera politica di De Zerbi sembrava non trovare ostacoli così come la produzione ancora abbondante di scritti anche letterari quali Vistilia. Scene tiberiane (Napoli, 1877), Faust. Gli amanti di Faust. Sogni di Cloralio (Napoli,1879), Amleto: studio psicologico (Torino,1880), L’avvelenatrice (Napoli,1883) e Il mio romanzo: confessioni e documenti (Roma, 1883) tutti in uno stile letterario pomposo, vagamente psicologico e dalle atmosfere decadenti e romantiche. Nel 1889 veniva nominato Senatore del Regno per censo di sedicesima categoria.

Nel 1893 però cessò indecorosamente la sua carriera politica. Infatti l’ex segretario della Commissione Parlamentare per la riforma bancaria Nicola Colajanni accusò De Zerbi di corruzione e voto di scambio, cioè di avere accettato, in cambio di oltre mezzo milione di lire, di sostenere una campagna giornalistica a favore della Banca romana diretta da Bernardo Tanlongo (anch’egli coinvolto nello scandalo) e di avere inoltre sostenuto, da parlamentare, le posizioni più vantaggiose per il sistema di credito voluto dal gruppo finanziario che faceva capo alla Banca romana. L’opposizione ne approfittò per imbastire una campagna giornalistica contro il governo Crispi, coinvolgendo fra gli accusati oltre a Francesco Crispi stesso anche altri eminenti politici di primo piano quali fra i tanti Giovanni Giolitti, Antonio di Rudinì, Giovanni Nicotera, Agostino De Pretis.

De Zerbi, da subito proclamatosi innocente, chiese alla Camera di autorizzare la Magistratura ad indagarlo (3 febbraio 1893). Amareggiato, De Zerbi morirà di attacco cardiaco il 20 febbraio dello stesso anno ad Oppido. Subito si sospettò di un suicidio (usando l’arsenico come la protagonista del suo romanzo l’Avvelenatrice) ma i congiunti negheranno sempre questa ipotesi. Oggi De Zerbi è ricordato con delle vie ad Oppido Mamertina (RC) e a Roma, mentre a Palmi, sempre nel reggino, gli è stato cointestato un Istituto Comprensivo.

M.S.