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Quando i Romani erano soliti guardare dal basso verso l’alto…

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Insomma, uno Snob rovesciato: quello ha la puzzetta sotto il naso, l’altro, probabilmente, una sopportabile bromidrosi plantare.


romani altoScherzi a parte, lo sguardo romano non è come il nostro, che si posa sopra le cose, piuttosto le percorre dalla radice in su: noi diciamo, ad esempio, “dalla testa ai piedi”, loro, invece, “dai piedi alla testa”.
Eccone una prova: ab imis unguibus usque ad verticem summum, “dalla punta delle unghie dei piedi fino al vertice della testa”, per usare le parole di Marco Tullio Cicerone.
Noi riteniamo normale bussare alla porta con la mano, mentre Orazio ci avverte che la morte, poco civilmente, forse, aequo pulsat pede, ovvero “batte con piede democratico ai tuguri dei poveri e ai palazzi dei ricchi”.
L’aggettivo altus, a, um, come participio passato del verbo alo, significa, alla lettera, “fatto crescere, sviluppato”, lasciando intendere una base che si estende in altezza.
Alto, come sappiamo, può essere anche il mare, ed è questa l’unica fra le espressioni italiane che replica perfettamente la matrice latina.

In Alto Mare

Navighiamo già da un po’,
bene o male non lo so,
stella guida gli occhi tuoi,
un amore grande
noi peschiamo nella fantasia

pietre verdi di Bahia,
al timone la follia
e ci ritroviamo
in alto mare
in alto mare
per poi lasciarsi andare:
sull’onda che ti butta giù
e poi ti scaglia verso il blu
e respirare
in alto mare
come due uccelli da ammazzare
piuttosto che tornare giù
per dirsi non si vola più, uh!
Navigando lo so già,
che la terra spunterà,
è normale sia così,
perché noi viviamo qui,
tra i rumori di una via,
tranquillanti in farmacia
figli dell’ideologia
e non possiamo starci
in alto mare
in alto mare
per poi lasciarsi andare:
sull’onda che ti butta giù
e poi ti scaglia verso il blu
e respirare
in alto mare
come due uccelli da ammazzare
piuttosto che tornare giù
per dirsi non si vola più
e respirare
in alto mare
come due uccelli da ammazzare
piuttosto che tornare giù
per dirsi non si vola più, uh!

Parola della Bertè,

il cui latino a casa era  anche un cliché!

Prof. Francesco Polopoli