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Rubino: “ospedale e campo rom, tra illusioni e risposte senza senso”

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rosy rubino

Alzare muri non serve a nulla, pensare di affrontare un problema con cemento e mattoni produce solo un’illusione, cosa ben diversa dalle soluzioni necessarie

Comunicato Stampa

L’idea che un problema possa essere “confinato” e per questa via apparentemente risolto è una sciocchezza; fortificare un ghetto equivale a perpetuarlo.

La condizione di Scordovillo è nota da decenni, passi in avanti sono stati compiuti ma la strada per risolvere il problema ed integrare compiutamente è ancora lunga.

In molti, giustamente, puntano il dito contro la politica ma anche lo Stato che a Lamezia ha lungamente governato attraverso i commissari prefettizi non ha brillato per soluzioni definitive.

Penso sia ora di assumerne piena consapevolezza e individuare, come comunità politica, percorsi unitari e sostenibili.

Vale per Scordovillo come vale per l’ospedale. La “messa in sicurezza” del nostro nosocomio non passa da un muro, il tema infatti non è recintare ma riaprire reparti, garantire personale, riattivare servizi, intervenire strutturalmente. Come al solito, insomma, “il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito”.

L’idea che la condizione di praticabilità dell’ospedale dipenda dalla vicinanza dei rom è una sciocchezza bella e buona.

Sono situazioni non connesse e vanno risolte entrambe. Non con inutili muri ma con sentieri da percorrere assieme.

Forse è il caso, se Lamezia potrà contare a breve su un consiglio comunale nuovamente nelle sue funzioni, di fissare queste come priorità. Di tutti e senza i soliti balletti di parte.

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