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Salvatore Borelli, l’ultimo poeta di Sambiase

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Poeta di Sambiase Salvatore Borelli

Salvatore Borelli

Autodidatta, cantò le trasformazioni sociali e politiche del suo paese natale, Sambiase.

Salvatore Borelli nacque a Sambiase (ora Lamezia Terme) il 3 dicembre 1930 da Giovannino e Tommasina Renda.
Il padre, dopo aver frequentato il quarto ginnasio, si avviò alla professione edile nell’impresa dei suoi fratelli. Continuò a coltivare la passione per lo studio del greco e del latino e a scrivere versi in dialetto sambiasino. Ottimo suonatore di chitarra, era solito declamare per le vie del suo paese la favola dal titolo Carnalivari.

Un poeta muratore

Salvatore, frequentate le scuole elementari e l’avviamento professionale, cominciò a lavorare anch’egli da muratore, per poi essere assunto negli uffici del comune di Lamezia Terme in veste di messo notificatore.
Alla produzione poetica, come il suo genitore, abbinò la passione per la musica, in particolare la chitarra, che lo portò ad esibirsi insieme ad alcuni amici ad allietare le occasionali compagnie e le varie feste.
È dunque dal padre che il Borelli eredita la propensione alla scrittura poetica, esplosa verso la seconda metà degli anni 70.

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Le pubblicazioni poetiche

Occasione fu l’indignazione sperimentata di fronte agli scempi compiuti nei confronti dei monumenti della sua cittadina in nome di una contestazione che ingiustamente colpiva i simboli di Sambiase, che gli ispirarono i versi della sua poesia più famosa e conosciuta Èranu i matinàti. A questa ne seguirono molte altre, finché non decise finalmente di pubblicare, nel 1986, la raccolta in vernacolo Dùci e amàru.

Come ebbe a dire lo studioso locale Pasquale Funaro, il primo a interessarsi del Borelli, «essa rappresenta un fatto nuovo, non solo per Sambiase, ma per la città di Lamezia Terme tutta, in quanto il dialetto paesano, per la prima volta si concretizza in forma poetica.»
Nel 1995 Salvatore Borelli pubblicò il suo secondo libro Cùmu nu sùannu dedicato alla figlia Tommasina prematuramente scomparsa. La terza e ultima raccolta poetica uscirà postuma, nel maggio 2005 dal titolo Quàndu cànta llà Cicàla.

Poeta di Sambiase Salvatore Borelli
Il poeta di Sambiase Salvatore Borelli

Nel corso degli anni vincerà alcuni premi letterari quali quello indetto dalla Pro Loco di Sambiase nel 1983 dedicato alla memoria del filosofo Francesco Fiorentino. Il 22 dicembre del 1984, in occasione dei festeggiamenti del 150° anno dalla nascita e il dalla morte del filosofo sambiasino, venne invitato a declamare alcune sue poesie nella chiesa Matrice, mentre nel 1990 vinse il concorso di poesia Melania indetto dalla Pro Loco di Maida.
Questo lo portò a farsi conoscere e apprezzare da un vasto pubblico di studiosi locali e nazionali come il dialettologo Giuseppe Falcone, l’antropologo Lugi Lombardi Satriani e Pasquino Crupi, noto critico letterario calabrese.

Di Borelli dirà Vincenzo Villella: «Borelli, a differenza del suo compaesano Franco Costabile, eleva a linguaggio poetico il dialetto di Sambiase, rendendo mezzo privilegiato ed unico per descrivere i diversi momenti di vita che si svolgevano negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, raccontando episodi, personaggi, luoghi e sensazioni di un tempo ormai passato e non più ripetibile. La sua poesia è quindi un’accusa contro la massificazione culturale, ambientale e comportamentale assunta dal 1945 in poi».

Mons. Luigi Antonio Cantafora, invece: «soprattutto è opera di riflessione sulla religione delle piccole cose quotidiane».

Satriani: «La poetica del Borelli è ancora un atto di fedeltà ad un universo culturale ben preciso che omaggia figure emblematiche dell’emigrazione regionale quali Franco Costabile, nonché della esaltazione del potere fascinoso della natura e l’uso sapiente di antichi proverbi».

Infine Crupi: «e sono un mezzo privilegiato di congiunzione fra un mondo antico ormai perduto e uno moderno, quello attuale, che sembra aver dimenticato i valori di un tempo e che il Borelli invece vuol far ricordare, senza alcuna contrapposizione nostalgica e al contempo senza gettarsi precipitosamente verso il futuro».

Il poeta morirà il 18 dicembre 2004. Egli vantava parentele con personaggi illustri.
Infatti Borelli era nipote della medaglia d’oro al valor militare Elvidio Borelli (fratello del padre) e nipote del giornalista Aldo Borelli (dal 1929 al 1943 direttore del Corriere della Sera), cugino di suo padre Giovannino.

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L’eredità del figlio Giovannino

L’arte dei Borelli non si esaurisce con la morte di Salvatore.
Infatti il figlio Giovannino ha ereditato sia dal padre che dal nonno la passione per la poesia e la musica. Egli si è diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio “Piccinni” di Bari e ha già ad oggi quattro pubblicazioni poetiche – recensite da autorevoli critici – di cui tre in vernacolo sambiasino e uno in lingua. Inoltre, nel 2012 ha pubblicato una ricerca etno-musicologica, dal titolo Liutai di Calabria, la musica popolare attraverso l’arte dei De Bonis, maestri liutai di Bisignano.

Giovannino ci aveva espresso tutta l’amarezza sua e dei suoi cari per il fatto che il comune di Lamezia Terme aveva preso impegno di intitolare una via della città all’illustre padre, e che nulla era stato concretizzato fino a quando, finalmente, il 18 dicembre 2018 è stata intitolata una piazza al poeta vernacolare nel popoloso quartiere Savutano di Lamezia Terme Sambiase.

Ringraziamo di cuore il figlio Giovannino Borelli per averci concesso la possibilità di conoscere lo scorso 8 marzo, attraverso il suo personale ricordo e il dono delle copie dei libri di suo padre Salvatore, questa importante figura poetica della nostra Lamezia Terme.

Matteo Scalise