Salvatore Renda, il dominus della politica lametina d’inizio Novecento

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E’stato uno degli uomini più importanti della politica lametina. Già sindaco di Nicastro dal 1896 al 1899, a Renda si deve la prima proposta di fusione dei comuni di Nicastro e Sambiase e l’inizio della bonifica della Piana di Sant’Eufemia.

Salvatore Renda nacque a Nicastro (ora Lamezia Terme) il 16 gennaio 1861 da Francesco, avvocato, e Caterina de Medici. Conseguita la maturità al liceo classico Pasquale Galluppi di Catanzaro, Renda si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli dove si laureò giovanissimo. Intraprese l’attività forense nei tribunali di Catanzaro e Nicastro e sposò la nobile Lisa Bevilacqua, dalla quale non ebbe figli.

Salvatore Renda, sindaco di Nicastro

Mentre esercitava l’avvocatura, capì che la sua vera vocazione era la politica, a cui si appassionò da giovanissimo, percorrendo tutte le tappe del classico cursus honorum del politico di professione. Iniziò come assessore ai Lavori Pubblici col sindaco di Nicastro Giuseppe Amendola, a cui successe nella carica di primo cittadino dal 1896 al 1899, da esponente del blocco politico Democratico-Sociale. Durante la sua sindacatura ci fu una vera e propria “primavera” a Nicastro. Infatti su sua iniziativa fu fondata la Biblioteca comunale (1898), così come grazie al suo interessamento fu approvvigionata la cittadina sia di acqua potabile proveniente dalla Sila e sia di energia elettrica, grazie alla costruzione di una centrale termo-elettrica. Per sottrarre alla piaga dell’usura i piccoli contadini e la fascia più povera della popolazione contribuì alla fondazione della Cassa Agricola Industriale che concedeva piccoli prestiti senza interessi. In generale riordinò i bilanci comunali in rosso, così come i servizi amministrativi.

Nicastro nel 1900

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Dopo la sindacatura dal 1903 fece parte più volte delle Commissioni reali provinciali in veste di consigliere e nel 1920 come presidente. Tale fu il consenso a questa sua azione amministrativa che nel 1913, dopo tre tentativi falliti, riuscì finalmente ad essere eletto per la prima volta deputato del Regno per la XXV legislatura come esponente giolittiano, sconfiggendo il possidente Antonio Cefaly da Cortale (CZ). Sarà la prima volta che il collegio di Nicastro eleggerà un esponente politico non più rappresentante della nobiltà e del blocco conservatore, ma di un esponente della borghesia professionale di estrazione socialista. Sarà amico personale di Camillo Loriedo, che nel 1914 sosterrà politicamente per farlo eleggere sindaco di Nicastro, mentre nel 1916, sempre per Nicastro, dove la popolazione stremata dal prezzo alto del pane durante la Grande Guerra (1915-1918) organizzerà violente proteste popolari che lo impegneranno, com eil collega Colosimo, a inviare viveri nella sua cittadina natale. Sarà riconfermato anche per le legislature XXVI, XXVII e XXVIII. A Montecitorio si batté per migliorare le infrastrutture stradali lametine, come la battaglia per la creazione della strada Gizzeria-Falerna, la fondazione di un moderno e attrezzato ospedale civile nella sua Nicastro (1925) e per gettare le fondamenta per la creazione dell’attuale edificio scolastico Maggiore Raffaele Perri (poi portato a compimento dal podestà Nicola Nicotera di Martà) attraverso una somma considerevole per l’epoca di 501.000 lire.

Renda negli ultimi anni

L’adesione al fascismo e la morte

Dopo la Grande Guerra (1915-1918), Nicastro era ormai divenuto un centro urbano di 22.160 abitanti. Anche qui era sorto il Movimento dei combattenti, composto da molti giovani lametini reduci di guerra, il quale a sorpresa nel 1920 vinse le elezioni comunali sconfiggendo il candidato giolittiano (quindi sostenuto da Renda) ed esprimendo come sindaco l’avvocato Caio Fiore Melacrinis. Nel 1921 invitò a Nicastro i colleghi parlamentari Giuseppe De Nava, Antonino Anile e Gaspare Colosimo per discutere assieme agli organi locali di una prima progettazione per le bonifiche di alcune aree malsane calabresi.

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Quando a Nicastro fu fondata la sezione del Partito Nazionale Fascista (20 agosto 1922), ben presto aderirono al neonato movimento politico mussoliniano sia il social-repubblicano sindaco Caio Fiore Melacrinis, primo segretario della sezione, e sia Renda, del cui enorme consenso elettorale ne era a conoscenza il quadrumviro fascista d’origine calabrese Michele Bianchi il quale insistette per inserire il suo nominativo nel listone nazionale per le elezioni del 1924. Eletto, da quel momento Salvatore Renda diverrà il dominus della politica lametina e capo indiscusso del fascio cittadino (1925) nonostante ebbe sempre contro i fascisti nicastresi della “prima ora” con a capo Melacrinis, che egli comunque riuscirà a neutralizzare nel 1926, allorquando, ormai entrata in crisi l’amministrazione comunale del Melacrinis per “debiti e mala amministrazione”, e grazie alla riforma degli enti locali voluta da Mussolini che sostituiva il sindaco eletto con un podestà di nomina governativa, Renda riuscì a porre come vertici dei comuni di Nicastro e Sambiase due suoi uomini di fiducia quali Pasqualino Stancati per Nicastro e Giustiniano Porchia per Sambiase.

Nicastro negli anni Trenta

Egli, per meglio controllare il suo collegio elettorale, aveva proposto ad inizio anni venti la creazione di un nuovo comune di nome Lamezia dalla fusione di Nicastro e Sambiase, con l’avallo delle autorità fasciste locali e nazionali, ma che non andò in porto per la ferma opposizione campanilistica delle popolazioni coinvolte, così come si prodigò dal 1923, assieme al politico paolano Maurizio Maraviglia e al secondo podestà nicastrese Nicola Nicotera di Martà, di bonificare la Piana di Santa Eufemia, da secoli soggetta alla malaria, attraverso l’istituzione della Società bonifiche calabresi, dal cui operato nel 1936 nascerà il nuovo comune di Sant’Eufemia Lamezia. Nel 1929 Renda sarà nominato senatore a vita del regno di terza categoria. Ritornato a vivere stabilmente a Nicastro, morì l’8 dicembre 1942. A Lamezia Terme gli è stata intitolata una via.

M. S.

 

 

 

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