Santa Rita da Cascia – la mistica del perdono e dei casi disperati

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Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni. Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera]. Se sono di ostacolo, al compimento dei miei desideri, le mie colpe, ottienimi da Dio la grazia del ravvedimento e del perdono mediante una sincera confessione. Non permettere che più a lungo io sparga lacrime di amarezza. O santa della spina e della rosa, premia la mia grande speranza in te, e dovunque farò conoscere le grandi tue misericordie verso gli animi afflitti. O Sposa di Gesù Crocifisso, aiutami a ben vivere e a ben morire. Amen. 

Preghiera a Santa Rita 

Secondo la tradizione è invocata nelle cause impossibili ed è una delle Sante più popolari in Italia e nel mondo. Moltissimi i miracoli che l’ hanno vista protagonista.

La storia

Margherita Lotti nacque a  Roccaporena (Cascia) intorno al 1380, la cittadina di Cascia allora repubblica di circa sedicimila abitanti rappresentava, per la sua situazione geografica, una convergenza commerciale e culturale di centri importanti, quali Firenze, Roma e Napoli. Rita che aspirava alla vita monastica, non ne fu entusiasta ma gli interessi delle famiglie, la portarono in sposa all’età di diciotto anni ad un giovane ufficiale, Ferdinando Mancini, che comandava la guarnigione di Collegiacone, e del quale “fu vittima e moglie”, come fu poi detto. Da lui sopportò con pazienza ogni maltrattamento, senza mai lamentarsi ed è con la nascita di due gemelli e la sua costanza di dare dolcezza alla violenza che con il tempo rese più mite il marito assassinato poi forse per le lotte politiche del tempo. Da questa atroce morte si venne a creare una faida familiare locale, i figli volevano vendicare l’assassinio del padre, e questo portò ad altre morti. I figli morirono di peste, e Rita, rimasta sola, chiese di entrare nel monastero delle monache agostiniane di Santa Maria Maddalena in Cascia. Non fu facile assecondare il suo desiderio perché molto probabilmente dentro il monastero vi erano monache congiunte degli assassini del marito e non venne accettata. Rita tuttavia bussò ancora alla porta del monastero e, di fronte alle sue insistenze, le venne chiesto, come condizione per entrarvi, la riappacificazione con la famiglia degli assassini del marito. Da quel momento iniziò per lei un nuovo cammino di comprensione della strada della croce del Signore. Lei dovette avvicinare gli assassini del marito, cercarli e incontrarli per un reciproco perdonarsi. Divenne nella storia una donna simbolo, capace di pace e disposta a pagarne il prezzo.

La simbologia

La figura di Santa Rita da Cascia ha costruito attorno a sé molta simbologia riguardante la vita umana, in particolare i simboli della spina sulla fronte e della rosa. L’ una e l’ altra insieme assommano simbolicamente il vissuto esistenziale di tante persone, costellato da ferite a guisa di spine che l’ accompagnano, ma anche dalla speranza di poterle risanare rappresentata dal petalo della rosa fiorita. Ad essa infatti ricorre gente afflitta da molti problemi, soprattutto familiari. Un sondaggio sui santi e la religiosità degli italiani, indica santa Rita invocata al secondo posto dopo sant’ Antonio di Padova. La letteratura su santa Rita dal canto suo la presenta come “una rosa che non appassisce mai”, “la santa delle cause impossibili”, “la santa dell’implorazione della pace familiare e di quella sociale”.

            La spiritualità e i resti mortali

Santa Rita venne beatificata da Urbano VII nel 1627, canonizzata da Leone XIII il 20 maggio 1900 e nell’anno 2000 è entrata a far parte del calendario universale dei santi della Chiesa cattolica. Le radici spirituali di Santa Rita vanno cercate nella teologia affettiva o theologia cordis medievale di tradizione agostiniana che, con il primato del cuore, portava al desiderio dell’ imitazione dell’umanità di Cristo Salvatore in tutto il proprio essere. L’iconografia l’ha immortalata in tanti miracoli di pace grazie alla sua intercessione, in particolare negli ex voto. Il primo miracolo riguardò lei stessa: entrò a porte chiuse nella chiesa del monastero delle monache agostiniane di Santa Maria Maddalena, aiutata – racconta l’ iconografia – dai suoi tre santi protettori, Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino. nel monastero, il suo animo si aprì alla partecipazione del vissuto di Cristo Salvatore, del suo dolore, fino a ricevere una spina che portò per quindici anni e da ciò derivano i quindi giovedì di santa Rita.

 I resti della santa, morta il 22 maggio 1447 secondo l’agostiniano Agostino Cavallucci da Foligno, sono conservati a Cascia, all’interno della basilica di Santa Rita, fatta erigere tra il 1937 e il 1947 è meta ogni anno di migliaia di pellegrini. Il corpo rivestito dall’abito agostiniano è posto in una teca all’interno della cappella in stile neobizantino. Accertamenti medici effettuati nel 1972 e nel 1997 hanno confermato la presenza, sulla zona frontale, di una lesione ossea aperta e di una malattia sofferta al piede negli ultimi anni di vita. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, il resto del corpo, coperto dall’abito, è il semplice scheletro.

 

 

 

Lamezia Terme

Da domenica 13 maggio è iniziato il novenario, un percorso preparativo che porta i fedeli alla solennità del 22 maggio. Come ogni anno il calendario è intenso e prevede anche momenti di aggregazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore nel centro storico della città. Oggi, giorno della vigilia alle ore 21 laboratorio di chitarra e, a seguire, “grispellando insieme”, serata animata da Italo e Federica De Fazio. Mentre dalle 24 inizierà la liturgia del Transito di Santa Rita presieduta da don Leonardo Diaco. Domani 22 maggio, giorno della festa, le liturgie eucaristiche inizieranno dalle ore 8 del mattino fino alle ore 11. Alle 12 ci sarà la supplica e alle 19 la processione per le vie cittadine (via U. de Medici, via Conforti, via Calia, via E. Toti, via N.Sauro, via S.Maria Maggiore, via C. Manfredi, via Milite Ignoto, via R. Materazzo, via A. D’Ippolito)  a termine della S. Messa che sarà celebrata all’aperto sulla scalinata della chiesa con la ormai nota e suggestiva benedizione delle rose.

 

 

 

 

Valentina Arichetta

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