Sant’Ermia un luogo da raccontare e non dimenticare

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La statua della Madonnina a Sant'Ermia

L’associazione dei Santi 40 Martiri è tornata a Sant’Ermia, quartiere situato nella zona collinare a nord di Sambiase

Solitamente ritorniamo in luoghi già visti non perché ci sia sfuggito qualcosa o perché vogliamo riprovare le stesse sensazioni, bensì perché, forse guardando quel luogo da un angolatura diversa, sotto una luce differente o ancora trascorrendoci più tempo, questo potrebbe regalare all’anima una percezione nuova delle cose.

Seduti a guardare le stesse forme e colori, facendoli scontrare con idee e pensieri possono nascere, da questi “incidenti dello spirito”, una sorta di ricostruzioni temporali, dove si ci ritrova a vivere in maniera astratta, in una specie di strana osmosi, emozioni molto simili a chi quei luoghi li ha vissuti in un tempo lontano, quando erano pulsanti di vita.

Così siamo ritornati nella zona di Sant’Ermìa, a Sambiase di Lamezia Terme; forse attratti da un richiamo silenzioso o più semplicemente dallo splendido panorama che spiana i territori.

Torniamo qui tra gli alberi di sughero che custodiscono i resti dell’antica chiesa di Sant’Ermìa (XII sec. circa) e, di rimpetto, a un centinaio di metri circa, la grotta “artificiale” (realizzata dagli abitanti locali alla fine degli anni ‘90) che custodisce la statua della Madonna dell’Addolorata.

La statua è stata voluta in seguito ad alcune apparizioni della Vergine, comparsa nel 1924 ad un signore del luogo, Carlo Cimino.

La grotta fu realizzata proprio su una pietra sporgente dal terreno dove è avvenuta la manifestazione divina e che viene chiamata “Pietra Santa”.

Questo angolo di Lamezia ha tanto da raccontare, quasi un contrasto con la bellezza del luogo, il quale regala una splendida visuale e una tal rigogliosa natura da lasciare senza parole.

Lì dove ora sorge questo luogo di preghiera, secondo il ricercatore storico Giuseppe Ruberto, sorgeva una chiesetta sotto il titolo della Madonna dell’Addolorata, jus patronatus della famiglia Notarianni di Sambiase: costruita nel 1711 con il permesso della Curia, essa presentava anche una campana, che dopo l’abbandono della chiesa venne sotterrata da alcuni contadini del posto e della quale non si ha più traccia.

Il vicino Cenobio di Sant’Ermìa sorgeva a poche centinaia di metri dal torrente Zinnavo, che – secondo minenti storici e studiosi – è stato il confine naturale tra Normanni e Bizantini.

Di questo cenobio, ormai, non rimangono che ruderi: le poche pietre che ancora ne delineano le dimensioni e ne circoscrivono l’abside stanno sparendo nel terreno.

Infine, ad impreziosire ancor di più i racconti e la storia di questo luogo, a pochi metri da queste rovine – a tener vivo il ricordo della presenza di questa chiesetta – è la presenza di un masso che la credenza locale ha identificato come la “Petra d’u giganti” per via delle curiose forme su esso, somiglianti alle orme gigantesche di un piede.

Questo masso, fino a qualche decennio fa, era meta di ragazzi che solleticati dalla curiosità andavano a vederlo, passando dunque proprio vicino alle rovine di Sant’Ermia.

Questo è, invece, oggi, uno dei tanti luoghi sconosciuti ed abbandonati dei quali solo i documenti antichi ci ricordano e testimoniano l’importanza; e mentre il tempo passa, la pietra cade, il culto si spegne e ciò che rimane è una leggenda perenne.

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