Se scioglimento sarà… Lamezia, corsi e ricorsi di una città in decadenza

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La richiesta di scioglimento del Comune di Lamezia è sul tavolo del ministro dell’Interno

LAMEZIA. L’onta del terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose, da qualche ora è diventata un’eventualità sempre più concreta per il consiglio comunale di Lamezia che, proprio oggi, ha perso il suo primato di terza città della Calabria per popolazione.

A buttarla giù dal podio l’unione dei comuni di Corigliano e Rossano sancita dalla vittoria del ‘si’ al referendum.

La richiesta di scioglimento è sul tavolo del ministro dell’Interno. Entro i prossimi tre mesi il consiglio dei ministri dovrà pronunciarsi sulla richiesta arrivata dalla prefettura di Catanzaro, dopo l’accurato lavoro di controllo effettuato dalla commissione d’accesso relativamente all’attività politico – amministrativa della giunta guidata da Paolo Mascaro.

La decisione del consiglio dei ministri sarà ratificata dal presidente della Repubblica. Se l’esecutivo deciderà per lo scioglimento la città sarà amministrata dai commissari che potranno rimanere in carica fino a due anni. Si tratterà di un periodo di ordinaria amministrazione che Lamezia ha già vissuto nel 1991 e nel 2002, in occasione degli altri due precedenti scioglimenti del civico consesso, sempre per infiltrazioni mafiose.

Nel 1991 alla guida della città c’era una giunta formata da Democrazia cristiana e Partito socialista, il sindaco era il democristiano Franco Anastasio. Nel 2002 a palazzo di città sedeva un governo comunale di centrodestra guidato da Pasqualino Scaramuzzino.

Per Lamezia si prospetta un declino che sembra inesorabile, una fase di decadenza che arriva come un macigno proprio nell’anno del cinquantennale. Il 4 gennaio del 2018, infatti, la città della Piana pensata dal suo fondatore Arturo Perugini come la Brasilia del Sud, avrebbe dovuto celebrare in grande stile i suoi primi cinquant’anni.

Ma ogni pensiero, anche per la più spartana celebrazione, davanti alla richiesta del terzo scioglimento risulta una terribile beffa. I corsi e ricorsi della storia che abbiamo imparato dal filosofo Vico, si addicono perfettamente alla storia recente di Lamezia che alterna momenti di effimera prosperità a fasi di profonda crisi in cui si ripiega su se stessa.

Una città di 70 mila abitanti che, ciclicamente, si ritrova a dover fare i conti con una ‘spada di Damocle’ che si chiama mafia. Il commissariamento che, sembra ormai, un passaggio obbligato per la storia locale del prossimo futuro, sarà una iattura che farà sprofondare una città già in ginocchio per una crisi economica feroce, una disoccupazione giovanile alle stelle, un tasso di povertà cresciuto a livello esponenziale.

Una città che, grazie a delle operazioni congiunte di magistratura e forze dell’ordine, in questi ultimi anni, ha visto decapitare le potenti cosche ‘ndranghetiste locali e finire in manette i boss che l’hanno tenuta sotto scacco per oltre vent’anni.

Ma, se davvero la criminalità organizzata ha oltrepassato la soglia del palazzo del potere, vuol dire che Lamezia e i lametini dalla storia non hanno imparato nessuna lezione. Se scioglimento sarà, la sfida più grande sarà risollevare le sorti di una comunità rassegnata e senza identità causa del suo stesso male.

Maria Scaramuzzino

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