Scoperto un tranello la(me)tino

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 Dietro le etichette blasonate si nascondono spesso e volentieri dei calici amari.

Scoperto un tranello la(me)tinoBrunello che non è Brunello, Chianti Classico allungato con Montepulciano d’Abruzzo, Passito di Pantelleria taroccato, Aceto balsamico modenese forse più campano, pare, con ascendente emiliana o romagnola in una sorta di Meetic all’insalata.
La grande truffa dei marchi made in Italy non riguarda solo le devastanti sofisticazioni che danneggiano la salute, ma anche la presunta qualità dei prestigiosi prodotti del nostro mercato agroalimentare.
 Fin qui la cronaca, che non risparmia, se non parzialmente, neppure la grammatica. Scopriamolo.
Che la lingua sia un mare d’ambiguità, è nel naufragar leopardiano: nell’ipotesi più innocente, è un piccolo reato di parola (con curiose riflessioni retroattive) che si fa consapevolezza, a meno che non se ne abusi all’Infinito!
Lì si potrebbe aprire, infatti, il becero scenario della contaminazione, che è decisamente peggiore rispetto alle merci sotto sequestro!
Ora, è opinione comune far discendere dalla matrice classica tutte le forme neolatine, italiano compreso. Ma attenzione, perché il tranello è dietro l’angolo!
Non sempre c’è corrispondenza tra codice di partenza e quello di arrivo, malgrado le forti e fuorvianti similitudini.
Spesso “ad orecchio” combiniamo dei qui pro quo, degli svarioni degni da divertissement.
Eccone alcuni, Ladies and gentlemen: falsi amici, in vista!!! Cerchiamo, però, di non essere orbi Urbi et orbi, qua ed altrove, per capirci!

Sostantivi:

  • Captivus non è cattivo, ma prigioniero;
  • Caritas non è carità, ma caro prezzo, carestia;
  • Coma non è coma, ma chioma, capigliatura;
  • Direptio non è direzione, ma saccheggio;
  • Dux non è duce, ma comandante, condottiero;
  • Hortus non è orto, ma giardino;
  • Industria non è industria, ma laboriosità, operosità;
  • Labor non è lavoro, ma fatica;
  • Liquor non è liquore, ma liquido, fluido, acqua;
  • Luxuria non è lussuria, ma lusso, fasto;
  • Mulier non è moglie, ma donna;
  • Notitia non è notizia, ma conoscenza, fama;
  • Obsessio non è ossessione, ma assedio, blocco, sbarramento;
  • Parentes non sono i parenti, ma genitori;
  • Pomum non è pomo, mela, ma frutto;
  • Populatio non è popolazione, ma saccheggio, devastazione;
  • Praesepe non è presepio, ma stalla, mangiatoia;
  • Rumor non è rumore, ma diceria, chiacchiere;
  • Socius non è socio, ma compagno, alleato;
  • Sponsa non è sposa, ma promessa sposa, fidanzata;
  • Suffragium non è suffragio, cioè preghiere a favore di un defunto, ma voto nelle elezioni;
  • Virgo non è vergine, ma fanciulla, cioè donna non sposata.

Aggettivi:

  • Expers non è esperto, ma privo;
  • Ferus non è fiero, ma feroce;
  • Gentilis non è gentile, ma <<della stessa gente o stirpe>>;
  • Gratiosus non è grazioso, carino, ma popolare, gradito, amato, cortese, <<che gode favore, credito>>;
  • Ingenuus  non è ingenuo, ma <<uomo libero>>, <<nato libero>>, cioè <<da genitori liberi>>;
  • Libertinus non è libertino, nel senso di dissoluto, ma figlio di liberto;
  • Morbidus non è morbido, ma indisposto, malato, malsano (da morbus, malattia);
  • Nervosus non è nervoso, ma energico, vigoroso;
  • Peritus non è perito, deceduto, scomparso, ma esperto.

Qualche avverbio:

  • Forte non è forte, ma per caso.

Verbi:

    • Allevare non significa allevare, ma alleviare, sollevare;
    • Aspectare non significa aspettare, ma guardare con attenzione;
    • Clamare non significa chiamare, ma gridare;
    • Collaudare non significa collaudare, ma lodare, esaltare;
    • Compilare non significa compilare, ma saccheggiare, derubare;
    • Decidere non significa decidere, ma cadere;
    • Discurrere non significa discorrere, ma scorrazzare, correre qua e là;
    • Duplicare non significa duplicare, cioè fotocopiare, ma raddoppiare;
    • Explodere non significa esplodere, ma disapprovare, condannare, cacciar via;
    • Firmare non significa firmare, ma rafforzare, rassicurare qualcosa perché così sia firmus, cioè sicuro;
    • Illudere non significa illudere, ma scherzare, divertirsi, o anche dileggiare;
    • Laborare non significa propriamente lavorare, ma soffrire;
    • Mittere non significa mettere, ma mandare, scagliare;
    • Occurrere non significa occorrere, ma incontrare;
  • Perdidi non significa solo “ho perso”, ma anche piḍḍì di cui è sinonimo nel dialetto siculo, e su cui si affaccia, per consonanza, il futuro del PD;
  • Reflectere non significa riflettere, ma ripiegare;
  • Respectare non significa rispettare, ma volgere indietro;
  • Retinere non significa ritenere, nel senso di pensare, credere, ma trattenere;
  • Saltare non significa saltare, ma ballare.

Chi ri-trova la voce (quella giusta) trova un Thesaurus, come buon proposito!

Saper tradurre concretamente nella vita è  soprattutto un saper ascoltare: ecco perché occorre , quanto prima, una maggiore educazione lessicale. La semantica intrigante dei poteri spiazza le piazze in modo  ermetico o ermeneutico! Ed è la peggiore delle contraffazioni che si può mettere in atto! E a dire che, non tanto tempo fa,  lo aveva finanche  intuito Hanna Arendt, che c’è rinascita per tutti,  a patto che non si perdano le regole del logos.  Senza parabola, manca proprio la buona Novella: come non ricordare, a questo punto, che  da parabula, a parola, per contrazione di dittongo, discende, per grazia, la scala etimologica del Verbo? Ma, forse, è più giusto dirsi, di fronte a quest’oblio: a cosa giova,  schermandosi, a volte, dietro la lingua albionica,  starsene sospesi in una sorta di nebulosa dove il distinto non è più distinguibile?

We were only trying to achieve  (always more better) results .

Is it true?

No, it’s a joke, but it is based on a true story.

(Strafalcione del ministro Valeria Fedeli, ripensato nello stile di sua Maestà Elisabetta II, per nobilitarne l’errore)

Si può dare di più, come nella canzone, se migliori di più dall’esempio dei migliori!

Dico: Migliori di più e non più migliori. Quello è errore blu della rossa fedeliana!

Blu e  rossa, coma la matita bicolore delle correzioni!

D’istruzione…salvaguardando ancora l’apostrofo!

Prof. Francesco Polopoli

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