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Scuola, Azzolina: “Possibili ulteriori scaglionamenti ma no domenica”

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La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina in visita all'Istituto Comprensivo Riccardo Massa a Milano

“Su ulteriori scaglionamenti” per gli ingressi degli studenti negli istituti scolastici dopo il 7 gennaio “la scuola non si tirerà indietro”

Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a L’Aria di domenica su La7. Ma la proposta di aprire la scuola anche la domenica “non credo che sia percorribile”, ha aggiunto, spiegando che “potrebbe essere possibile allungare un po’ il calendario” delle lezioni nel caso di sospensioni dovute all’emergenza coronavirus, ma “è una competenza regionale”.

Azzolina ha ricordato che “dobbiamo pensare che con le strutture che abbiamo non si può fare lezione ad agosto, ma a giugno sì”. In ogni caso “le decisioni saranno prese nel massimo accordo fra personale e Regioni”.

In Campania la scuola dovrebbe essere aperta, secondo le direttive, mentre gli studenti campani hanno fatto solo 15 giorni di scuola. La didattica a distanza è una valida alternativa ma fino a un certo punto. Ho provato a parlare con il presidente De Luca, ma non ci sono riuscita”, ha proseguito la ministra, per la quale “ci vorrebbe la massima collaborazione fra le istituzioni”.

Quanto ai tamponi rapidi nelle classi “è un’idea che sta assumendo sempre più vigore nella discussione che stiamo facendo con le Regioni. Per la scuola ci vuole una corsia preferenziale. A settembre-ottobre, quando non c’era l’emergenza, nel caso di un ragazzo positivo si facevano subito i tamponi e le cose funzionavano. Poi la curva del contagio è salita, le Asl sono andate in affanno e tutto si è fermato”.

“Per questo ora c’è bisogno di una corsia preferenziale per la scuola”, ha detto.

Per gli esami di Stato dell’anno scolastico in corso “decideremo quale sarà la modalità più opportuna, considerando l’anno scolastico. Lo scorso anno l’Italia ha avuto il grande merito di fare gli esami in presenza e sono andati molto bene”.

Infine sui “banchi a rotelle esistono da dieci anni e cambiano il modo di fare didattica. Li abbiamo presi perché servono sia per affrontare l’emergenza, sia perché sono un patrimonio strutturale che resterà per le future generazioni”.