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Leone, pecora od orsacchiotto? Sotto La Lente

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Sotto la lente - Mara Larussa

Ruggito, belato o ruglio? Cosa uscirà dalle nostre fauci all’alba di questo mattino, al risveglio dei sensi, dopo le notti insonni e i frammenti di sogni rocamboleschi che s’infilano tra il ricordo e la realtà, passaggio dal reale al mentale, e viceversa?

Tra le ortensie di maggio e i gelsomini profumati s’innestano pensieri come fumi tra gli incensi della natura.

Non tutte le mattine sono come questa.

Talvolta sembra fermarsi il tempo, con un cielo terso o con plumbea coltre, tutto sembra respirare lentamente, nulla muoversi.

Talaltra è una corsa in lotta contro l’ultimo minuto ancora libero, afferrando brandelli di vita, coi capelli arruffati dal sonno maldestro e un antiacido per i reflussi mattutini, amarezze e ansie di risalita.

E tanto sono diversi i giorni, tanto siamo diversi noi. E viceversa.

E seppur l’atteggiamento interiore è sovrano nelle nostre scelte, ed e’ caratterizzante il nostro essere, anch’esso sfuma al variare dei colori che viviamo e attraversa il caleidoscopico percorso della vita.

Dalla celebre fase, scritta durante la prima guerra mondiale “Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora” alla tenera ironia di Massimo Troisi che proponeva l’opzione dei “cinquanta giorni da orsacchiotto”, s’intuisce che nell’immaginario comune puoi scegliere di essere coraggioso e spesso solo, omologato e rassicurato ma senza peculiarità, o una via di mezzo che si adegua ai tempi e che diplomaticamente cerca di vivere più a lungo serenamente.

Ma contro cosa combatte l’uomo cotidie, se non contro la paura dell’opinione altrui che tarpa l’essere se stesso? Il male di ogni epoca, che mostruosa come la Fama virgiliana avanza con occhi, orecchie e bocche.

Soltanto nel momento in cui l’uomo non avrà più paura della folla, e sarà fiero di essere se stesso, che sia nato leone, pecora od orsacchiotto, dal cuore scaturirà un ruggito, il ruggito della libertà.
Una libertà non fondata sull’arroganza e sul credere in se’ autoreferenziato, ma sul coraggio di saper sfruttare ogni cosa della vita, affrontando i problemi come opportunità per riflettere sulla ricerca di sicurezze.

Il cosiddetto“ruggito del leone”, che nel buddismo tibetano sta ad affermare che possiamo sfruttare ogni stato mentale per aiutare la nostra meditazione sulla vita, lavorando come sempre sull’equilibrio delle emozioni e rimanendo leoni, pecore od orsacchiotti.