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Teodolinda Coltellaro all’Uniter sull’arte, con l’arte e per l’arte

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Teodolinda Coltellaro all’Uniter sull’arte, con l’arte e per l’arte

Ieri sera, nel presentarla ai soci Uniter, ho delineato la strada che mi ha permesso di incrociare Teodolinda Coltellaro, la strada delle somiglianze, dei segni e del significato, la strada dove sconosciuti possono riconoscersi perché in possesso dello stesso codice di lettura

Incontrare Teodolinda vuol dire conoscere l’arte, conoscere gli artisti e saper riconoscere l’artista che è in lei, quel momento creativo, l’elaborazione di un pensiero.

Sulla strada degli incontri Teodolinda ha conosciuto e riconosciuto artisti straordinari facendo anche da faro e facendo riconoscere agli stessi artisti ciò che essi stessi non sapevano di possedere.

Un sacro fuoco della ricerca che è un talento naturale essendo lei, ultima di una famiglia numerosa dove nessuno prima di lei si era occupato di arte, una famiglia di lavoratori e non di studiosi.

Ebbene lei fin dal suo nascere agli studi ha sempre perseguito la ricerca nel campo artistico, e ciò ha ben delineato Giovanna Villella nel fare una sintesi estrema di un curriculum ponderoso fatto di pubblicazioni e di mostre curate, di libri e di cataloghi e di articoli su riviste nazionali.

Dalla periferia di un territorio già periferico di suo, Teodolinda ha guardato e guarda il mondo, incontra gli artisti e li segue, ne scrive, individuandone la complessità nel mondo globale e liquido, in una società capitalistica che vorrebbe inglobare l’arte e massificarla.

Teodolinda Coltellaro ha spiegato tutto questo stasera ricordando Angelo Savelli, ricordando Rotella, ricordando Max Marra, di cui curerà al MARCA di Catanzaro una mostra antologica nella primavera-estate del 2020.

Teodolinda Coltellaro all’Uniter sull’arte, con l’arte e per l’arteLa sua relazione ha attraversato l’arte dal mondo al continente e dal continente Europa, ormai anch’esso periferico fino alla Calabria e infine a Lamezia.

E di Lamezia ha messo in vista Il Muro di Storia, 17 pannelli in ceramica, quelle opere che ora scontano l’incuria del tempo.

Negli applausi finali mi piace ricordare ciò che lei ha scritto per ultimo: la testa nei colori, nelle forme, nelle partiture creative, il suo universo.

Ippolita Luzzo