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Trame.8, la storia ambigua della mafia del Brenta e di Felice Maniero

3 min di lettura
Trame 8 La mafia del Brenta

Arianna Zottarel parla a Trame.8 de La mafia del Brenta. La storia di Felice Maniero e del Veneto che si credeva innocente (Melampo).

 

È nata negli anni Settanta in Veneto ma nel decennio successivo allungò le mani per tutto il nord-est Italia. È la Mala del Brenta, la piccola ma potente mafia che terrorizzò la Val Padana, e rappresenta il primo caso in cui una mafia viene riconosciuta oltre i confini delle regioni “tradizionali”.

La nascita de La mafia del Brenta

A Trame Festival dei libri sulle mafie è stato presentato La mafia del Brenta di Arianna Zottarel con la prefazione di Nando Dalla Chiesa.
Il testo è uscito vincitore dal concorso “I quaderni di Trame”, lanciato nel 2016 in collaborazione con Melampo Editore. Il concorso, destinato a giovani autori, prevedeva la presentazione di testi inediti sotto forma di ricerca, saggio, reportage o intervista che avessero come tema la lotta alle mafie.
Insieme all’autrice e al prefatore dell’opera, sul palco di Trame anche Gaetano Savatteri, direttore artistico della manifestazione, e Lillo Garlisi, editore di Melampo.

Il mito di Felice Maniero

Arianna Zottarel parla della genesi del saggio La mafia del Brenta e da dove nasce il suo interesse per Felice Maniero, Faccia d’angelo.
Un avvicinamento «influenzato da ragioni biografiche», essendo l’autrice nata in Veneto, nel trevigiano, dove Felice Maniero era, e tuttora è, principale argomento di discussione nei bar e nelle piazze.
Il carismatico leader della Mala del Brenta era visto come una sorta di Robin Hood moderno, un criminale gentile che rubava ai ricchi per dare ai poveri: questo, in sostanza, l’ambiguo atteggiamento della popolazione veneta verso l’uomo.

Un comportamento che ha generato molteplici storie su Maniero, narrate con toni favolistici, e che hanno contribuito alla creazione di un cono d’ombra sulle crudeltà che il criminale ha compiuto (omicidi, sequestri di persona) in favore delle spettacolari rapine ed evasioni.
Il mito di Faccia d’angelo, oltre al tacito consenso della popolazione, è dovuto anche a una censura giornalistica che decise di non intaccare l’immagine positiva che l’intera penisola aveva del Veneto.

libro La mafia del Brenta Melampo editore

Un Veneto che rinnega la vicenda

Da un certo punto di vista, sostengono Arianna Zottarel e Nando Dalla Chiesa, «il Veneto rinnega questa vicenda», tanto che nella regione il fenomeno viene chiamato la Mala del Brenta omettendo la parola “mafia” privilegiando una più romantica “mala”.
Felice Maniero e la sua banda trovarono terreno fertile in quel Veneto che negli anni Settanta era una regione povera, una terra di migrazione verso il Piemonte e la Lombardia, e che con gli anni ha perso il suo «equilibrio contadino».

La letteratura di mafia in Italia

Ritornando al concorso letterario e a tutto il mondo dell’editoria in Italia, Lillo Garlisi parla di quella letteratura che ha per tema fondante la criminalità. «È ancora un mercato di nicchia – dice l’editore – una editoria che difficilmente riesce ad attrarre nuovi lettori anche perché si continua a parlare sempre meno di politiche culturali.»

Quello della Mala del Brenta è ora un fenomeno concluso: nel 1994 Felice Maniero – ora un uomo libero – decise di collaborare con la giustizia portando alla sbarra tutti gli altri soggetti coinvolti nell’organizzazione criminale che terrorizzò il nord-est Italia.

Antonio Pagliuso

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