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Trame.9 e i beni culturali di Lamezia chiusi al pubblico

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visioni civiche sui beni culturali chiusi-LameziaTermeit

A Trame.9 ci si occupa dei beni culturali della città di Lamezia Terme che risultano essere ancora tutti chiusi al pubblico

LAMEZIA. Burocrazia, mancanza di fondi, finanziamenti limitati. Questi i tre granitici ostacoli che sono venuti alla luce durante la serata di Trame.9 grazie alla video inchiesta“Cultura sotto chiave. Lasciate ogni speranza o voi che atterrate”, sulla situazione attuale dei beni culturali lametini.

L’inchiesta portata avanti dalle partecipanti al corso di giornalismo Visioni Civiche, ha documentato lo stato di degrado e abbandono del patrimonio culturale cittadino, raccogliendo anche le considerazioni dei rappresentanti istituzionali locali e regionali che soprintendono alla tutela e alla fruizione dei beni culturali del territorio.

Si parte con il castello normanno svevo, costruito nell’anno mille e dimora di Federico II, che domina dall’alto la città della Piana ma che a causa di lavori è chiuso al pubblico, nonostante per il monumento fosse previsto inizialmente un progetto di messa in sicurezza.

Progetto che, certo, doveva andare in porto, come ricorda Giovanna De Sensi assessore alla cultura dal 2005 al 2008, peccato che l’iter si sia poi inceppato. Cosa è andato storto?

L’ex sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro ravvisa la mancanza di fondi quale uno dei problemi principali. Per il castello bisognava infatti reperire ulteriori finanziamenti, permanendo una perpetua situazione di inagibilità che prevede dunque determinati interventi; per i quali peraltro si stima sia necessaria la somma di 1 milione e 400mila euro.

Sollecitare gli uffici di competenza affinché strutturino un bando di gestione adeguato pare sia stata una delle poche cose concrete – se non l’unica – che si sia riusciti a fare in questi anni. Forse un barlume di speranza persiste. In occasione di Agenda Urbana, nuova programmazione regionale di utilizzo e distribuzione alle città di fondi comunitari, sono stati inseriti proprio i suddetti interventi.

Dunque, nel momento in cui verrà approvata dalla Regione Calabria la programmazione delle città riferite ad Agenda Urbana, che prevede circa 18 milioni di euro, si potrà partire con i bandi, quindi con l’aggiudicazione dei lavori.

Stessa triste sorte per gli scavi archeologici di Terina, fondata tra il VI e il V secolo a.C. e, dopo vari domini, distrutta da Annibale. La realizzazione del parco archeologico, che avrebbe dovuto essere un fiore all’occhiello, rientra nella azioni per la tutela, la messa a sistema, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale calabrese, per il quale sono stati utilizzati un milione di euro di fondi europei. Nonostante questo, anche il parco si ritrova ben presto vittima dell’inattività e dell’immobilismo istituzionale. E il Comune? Come spiega la dirigente Nadia Aiello, al momento il parco di Terina non risulta consegnato all’Ente da parte della soprintendenza, per via di alcuni lavori da effettuare.

Ma sono i proprietari dei beni, che sia in autonomia o in collaborazione con la soprintendenza e il ministero, che dovrebbero presentare dei progetti di gestione per garantire la fruizione degli spazi storico-artistici. A Lamezia i beni culturali risultano tutti di proprietà comunale.

E ancora, per poter riaprire l’Abbazia benedettina – per anni palco del Color Fest -, secondo gli uffici comunali, serve il completamento di una serie di interventi richiesti dal ministero dei Beni culturali. Ma non risulta essere dello stesso avviso il segretario regionale del Mibact Salvatore Patamia, per il quale invece ciò che manca è una vera e propria iniziativa progettuale dell’amministrazione comunale.

Come dimenticare infine Bastione di Malta, simbolo della città e bene architettonico meglio conservato di tutto il Lametino, acquistato dal Comune nel 2014 con la promessa, non mantenuta, di restauro e apertura al pubblico. In questo caso, nel 2017, per una interdittiva antimafia i lavori si sono bloccati con successiva revoca ufficiale della ditta che se ne occupava.

Il commissario prefettizio Alecci sottolinea che basterebbe fare qualcosa in sinergia con tutti le forze competenti per riuscire a trovare una soluzione; una di queste potrebbe essere la stipula di alcune convenzioni tra istituzioni, se solo si aprissero alla comunicazione reciproca. Mancanza di dialogo che spesso lamentano le varie associazioni presenti sul territorio che si battono per la valorizzazione del patrimonio cittadino, ma che si trovano davanti a delle difficoltà quasi insormontabili che vanno dalla mancata conoscenza dei beni storici a qualsiasi idea di progetto per cercare di valorizzarli e mantenerli in vita.

In conclusione, la domanda che pongono le corsiste di Visioni Civiche è fondamentale: di chi è la colpa se Lamezia perde l’opportunità di far conoscere la propria storia a cittadini e possibili turisti? 

Dalle risposte degli intervistati, tra contraddizioni e responsabilità presunte, scopriamo ben presto che il colpevole non è il maggiordomo ma la burocrazia. È tutto chiuso per burocrazia.

 V.D.