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Turino (Calabria Sociale): vergognosa la situazione igienica a Lamezia

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Sottopongo al pubblico, se mai ce ne fosse bisogno, alcune foto del degrado in cui siamo precipitati, per le quali esiste solo un commento: “VERGOGNA

Comunicato Stampa

Sono soltanto una parziale espressione dell’inciviltà che continua a dequalificare la nostra città.

Emergono, quale monito accusatore, agli occhi di tutti gettando su Lamezia un alone di indecenza, con l’igiene pubblico totalmente latitante.

Queste foto, si riferiscono al centro e non ai bordi limitrofi della città, sono solo un esempio, avrei potuto riempire intere pagine dimostrando che la situazione è identica su tutto il territorio comunale.

Uno spaccato umano costretto ad assistere  al proprio degrado osservando, intimamente sconvolto ma privo di ogni iniziativa,i cumoli di sporcizia e di rifiuti abbandonati sotto i grossi cassoni ancora in circolazione, tra le altre cose, qualcuno è vuoto ma danneggiato in modo irreversibile, attorniato da sacchi di plastica e altri rimasugli e scarti di vario genere.

Oltre alla trasformazione, delle strade e dei marciapiedi, in tante cloache a cielo aperto, per gli escrementi degli animali lasciati in mostra quali trofei del fetore.

L’inciviltà con la storia dei rifiuti, prosegue nella sua scia di continue infrazioni che cancellano l’urbanità di convivenza, senza il minimo ripensamento, trasformando la città in una discarica a cielo aperto, dove immondizie e altro ammorbano l’aria e deturpano l’ambiente, senza che qualcuno, che conta, intervenga a mettere la parola fine a questa corsa al nulla assoluto.

Tra le tante cose irrisolte una riguarda i cassoni verdi per la raccolta del vetro, mai forniti. I sacchi biodegradabili, in cui inserire l’umido e l’indifferenziata, sono terminati, tanto da costringere la gente ad usare qualunque tipo di contenitore per questa forma di residui.

In tutta questa caotica situazione, ci ritroviamo con l’ente che avrebbe dovuto essere il titolare del servizio, fallito, nonché commissariato con un pesante disavanzo per un passivo di difficile soluzione.

La gestione dei diversi pagamenti, tra cui la Tari, sono oggi materia esclusiva della agenzia delle entrate-ufficio tributi-riscossioni, subentrata alla società in dissesto. L’ente si è precipitato immediatamente ad inviare, ai cittadini il conto di quanto da loro dovuto e i moduli per pagare l’inefficienza di un servizio completamente latitante, fantasma tra i fantasmi di un sociale di ombre. Il singolo dovrà dare a questo ente cifre che, in alcuni casi, superano anche i 300,00 euro, per cosa?

Cortesemente, l’agenzia delle entrate abbia la compiacenza di far sapere come intende risolvere il problema “rifiuti”.

Rendiamoci conto che con l’esplosione di questo caldo umido e asfissiante, l’aria, già per se stessa pesante e attaccaticcia, è satura dagli effluvi passivi e negativi esalati da un igiene urbano completamente cancellato, che pur non volendo, la respiriamo.

Un grave attacco alla salute del cittadino. E’arrivato il momento di mettere la parola fine e gridare basta pretendendo, a gran voce, il rispetto all’esistenza della comunità. E’una questione di cultura, relativa all’interesse per il proprio ambiente e per l’igienicità della propria città. Rispettare alcune norme importanti non è un peso, ma un doveroso impegno civico che consentirebbe di avere quell’ordine; oggi, me lo si consenta, inesistente, perduto nei meandri del disinteresse generale.

Un collettivo che esiste da sempre per il quale, la politica nostrana, non può ricordarsene solo in momenti elettorali, andando a chiedere il voto e presentando programmi che non vengono mai realizzati.

Un decadimento morale e materiale per una città che non riesce a trovare la sua dimensione, abbandonata al vuoto del nulla, svenduta per il niente, lasciata perire nel disinteresse totale delle autorità e della politica cittadina, o di quello che resta, dopo il dissanguamento dovuto allo scioglimento del comune e quindi alla defenestrazione dei suoi rappresentanti.

Rilanciamo il nostro grido di protesta per una Lamezia che non può continuare ad essere il ricettacolo del pressapochismo.

Bisogna svegliarsi e abbandonare il senso passivo della negazione, per riprendere il cammino nella storia e della socialità, per un bene che è nostro e che abbiamo costruito, ma che oggi assistiamo inermi alla sua distruzione.

Sollecito a conclusione, se esiste ancora una legalità, un intervento severo e deciso, per riportare la città, ad essere se stessa e non una sperduta nullità preda di mille situazioni esplodenti ed esplosive.

Gianfranco Turino

Presidente di Calabria Sociale

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