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Turino: “La Calabria utilizzata come merce di scambio dal potentato partitico della capitale”

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Gianfranco Turino, Presidente di Calabria sociale, afferma che la Calabria non può continuare ad essere una pedina utilizzata come merce di scambio, dal potentato partitico della capitale

Comunicato Stampa

Nella nuova compagine di governo (nuova per modo di dire) fatto salvo i tecnici inseriti da Mario Draghi, il resto è una strana ripetizione di nomi e personaggi del passato; evidentemente un pedaggio obbligatorio ai partiti per riuscire a dare un governo che potesse andare avanti senza ulteriori sbalzi e freni, ma lasciamo da parte il campo nazionale, tanto noi comuni e semplici cittadini siamo costantemente inascoltati, scendiamo, invece, terra-terra, per parlare delle prossime regionali calabre, il centro destra continua ad essere succube della volontà del cavaliere che decide i nomi senza sapere se vanno bene e se possono essere di gradimento dell’elettorato, rischiando, alla fine del percorso la stessa figuraccia di Reggio e Crotone alle recenti comunali, chi ha buona memoria ricorderà la trombatura di coloro che, chiuso il primo turno in pieno vantaggio, hanno subito il crollo nel ballottaggio.

C’è il ripetitivo delle liste civiche abbastanza ampliate, la sinistra che estrae, come numero uno per la poltrona di governatore, il sindaco di Napoli, certamente non calabrese.

I soloni dei vari partiti dovrebbero, avere il buon senso di mettere da parte la voglia di fare i protagonisti imponendo e decidendo.

Noi, persone pensanti con il proprio cervello, questo modo di fare, sia da una parte che dall’altra, ci lascia esterrefatti e ci offende, come calabresi non abbiamo l’anello al naso né ci tappiamo le orecchie facendo crescere cerume e altro.

C’è poi un altro elemento che mi suona come una presa per i fondelli, la lottizzazione delle regioni, ogni partito si accaparra la sua fetta di geografia, creando soltanto risultati da cinematografo muto, con figure trite e ritrite, residui di un passato, sempre presente, trascurando, di contro, nomi e personaggi molto più qualificati e accettati dal collettivo.

La Calabria non può continuare ad essere una pedina utilizzata come merce di scambio, dal potentato partitico della capitale.

Personalmente ho la mia ideologia, ma non sono un politico né un adepto di alcun partito, culturalmente sono rimasto indietro con i tempi e simboli, con i principi e le idee, fermo a quando la politica e i politicanti erano veramente al servizio dell’elettorato.