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Turismo, Adiconsum: in Calabria condizioni climatiche per lavorare 9 mesi su 12

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La stagione estiva sta per concludersi in Calabria ed è necessaria una riflessione sia sul volume di affari generato nel settore turistico e sia sulle condizioni del nostro mare. Ad affermarlo Michele Gigliotti di Adiconsum Calabria.

“Partiamo dai dati positivi alle sette località che già lo scorso anno avevano portato a casa la prestigiosa bandiera blu: Praia a Mare, Trebisacce, Cirò Marina, Melissa, Roccella Ionica, Soverato e Roseto Capo Spulico, nel 2018 si sono aggiunte: la Pineta Fiume Noce di Tortora e Sellia Marina con le località Ruggero-San Vincenzo-Sena Jonio e Rivachiara. I risultati ottenuti dalle località «baciate» dalle Bandiere Blu sono stati raggiunti alla luce dei dati emersi dalle analisi compiute nel corso degli ultimi quattro anni dalle Arpa nell’ambito del Programma nazionale di monitoraggio condotto dal ministero della Salute in collaborazione le agenzie regionali”.

 

 

Questo il quadro positivo ma c’è anche un dato negativo. Secondo Legambiente 15 dei 22 punti monitorati in prossimità di foci di fiumare e torrenti non sono risultati idonei. In provincia di Crotone, il punto di prelievo alla foce del fiume Esaro è giudicato fortemente inquinato. Situazione critica anche nel Vibonese, dove su 6 punti campionati, ben 5 sono risultati fortemente inquinati. In provincia di Catanzaro, sono risultati entro i limiti il punto monitorato a Montepaone Lido, Soverato e alla spiaggia presso fosso Beltrame, mentre è risultato fortemente inquinato il campionamento effettuato a Lamezia Terme, in località Marinella, e a Gizzeria Lido. Sei i punti monitorati in provincia di Reggio Calabria, di cui la metà giudicati fortemente inquinati: a Reggio Calabria, in località lido comunale, alla foce del torrente Caserta; a Gioia Tauro alla foce del fiume Petrace; e a San Ferdinando alla foce del fiume Mesima. Considerato inquinato, invece, il punto monitorato a Bagnara Calabra,mentre entro i limiti i valori riscontrati a Villa San Giovanni, in località lungomare Cenide, sulla spiaggia presso l’omonimo lungomare, e a Bianca sulla spiaggia fronte fiumara Laverde.  

Cinque i punti monitorati anche in provincia di Cosenza: di questi, 3 sono stati giudicati entro i limiti, a Villapiana Lido, sulla spiaggia Canale del Pescatore; a Corigliano Calabro, Marina di Schiavonea, spiaggia fronte torrente Coriglianeto; a Bonifati, in località Parise, sulla spiaggia fiume Parise. Inquinati anche i punti di prelievo a Cassano Jonio, Laghi di Sibari, alla foce del fiume Crati e al confine tra Calabria e Basilicata. Come si vede una situazione a macchia di leopardo, dove purtroppo le ombre superano le luci. È indispensabile ed urgente che ciascun ente locale – continua Gigliotti – svolga fino in fondo -nell’ambito delle rispettive competenze- il proprio ruolo di controllo, gestione e tutela. I Comuni hanno gran parte delle responsabilità ed in questo vanno aiutati, costituendo un supporto tecnico strutturato e continuo agli uffici comunali. La Regione deve però essere più presente e svolgere un ruolo di controllo soprattutto nella gestione dei depuratori, il cui funzionamento è sempre parziale e limitato nel tempo. Occorre fare sinergia per pianificare già adesso gli interventi per il prossimo anno. Le azioni emergenziali e d’urgenza, tamponano il problema che però si ripresenta sempre più grave in futuro. Una seria programmazione determinerebbe, infatti, una serie di vantaggi anche in termini occupazionali per ragionare in termini di “industria calabrese del turismo”, l’unica risorsa che potrebbe rappresentare il vero “new deal” dell’economia regionale.

 

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