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U gabbu cogghj ritorna ed è sempre un successo di risate

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Compagnia Vercillo U gabbu cogghj

Al teatro Grandinetti di Lamezia Terme la compagnia teatrale “Giovanni Vercillo” accende il sabato sera con la spassosa commedia in vernacolo lametino U gabbu cogghj. Per il fortunato spettacolo è stata la replica numero cinquanta.

 

Ispirata al genio di Eduardo De Filippo, U gabbu cogghj è una commedia in dialetto lametino che nel corso degli anni ha riscosso successo per tutta la regione tanto che quella svolta ieri sera al teatro Grandinetti, nell’ambito della stagione de I Vacantusi, è stata la replica numero cinquanta dello spettacolo.

U gabbu cogghj, una storia lametina

U gabbu cogghj è incentrata sui temi del matrimonio, dell’infedeltà e dell’amicizia, ingredienti principali della commedia italiana.
Don Peppe è un uomo pienamente realizzato, a cui non manca proprio nulla: ha una bella casa, una bella rendita e soprattutto una bella moglie, donna Teresa, onesta, gentile e servizievole che suscita le invidie di tutto il paese.
Una moglie che sì, non gli si concede da più di tre anni tanto che don Peppe non ricorda più neppure dove si trova l’ombelico della donna, ma ciononostante lo tiene in pace e ne mantiene immacolata la reputazione.
«Ma chillu ca un bua, all’uartu ti nesci» e quando meno se l’aspetta un tuono si abbatte sulla casa di don Peppe. Don Giovanni, un giovane forestiero, spara contro una persona in piazza e trova rifugio da don Peppe. Donna Teresa, abbacchiata da anni di monotonia coniugale, si infatuerà del giovane uomo e don Peppe, l’uomo rispettato e invidiato da tutti, diverrà lo zimbello del paese.

Spettacolo U gabbu cogghj

Risate fino alle lacrime, tra esilaranti incomprensioni verbali e gag insaporite dal più tagliente linguaggio dialettale.
Cinquantesima replica per la fortunata commedia della compagnia “Giovanni Vercillo” composta da Francesco Cataudo, Giuseppe Persico, Lidia Macrì, Raffaele Paonessa, Luisa Vaccaro, Gianluca Muraca, Biagio Colacino, Giovanni Paolo D’Ippolito e Gennaro Palmieri.

Antonio Pagliuso
Foto Gruppo Teatro “Giovanni Vercillo”