Ugl – TA Calabria, quale destino attende i lavoratori di Reggio e Crotone?

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La sigla sindacale s’interroga sul futuro dei dipendenti dei due aeroporti calabresi

LAMEZIA. La sezione calabrese della sigla sindacale dei lavoratori nel trasporto aereo, l’Ugl – TA, interviene nuovamente per porre l’accento sull’incerto presente dei dipendenti degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone che risultano attualmente ancora a spasso.

 

“Ne sono stati sistemati 22 sullo scalo reggino, con contratto a tempo indeterminato, siamo contenti per il risultato, è un inizio, anche se ne restano fuori ancora 82 che pretendiamo ricevano lo stesso trattamento di quelli già transitati definitivamente, così come per Crotone con i suoi 27 dipendenti”, spiega l’Ugl-TA calabrese. E a ciò aggiunge un monito alla Sacal, dichiarando che tale società “deve smetterla di lanciare, ad ogni istante, bandi di concorso e selezioni, per utilizzare del personale la cui preparazione  e l’anzianità di servizio sono un indice attivo e indicativo delle capacità di interpretare, al meglio, il trasporto aereo, in quelle stesse funzioni,  torniamo a ripeterlo, che vengono elencate  come se si trattasse di un primo impiego, dequalificando, al contrario, il bagaglio umano, sociale e tecnico della persona. Nella direzione della società c’è qualche personaggio a cui piace spasmodicamente emettere bandi di concorso e selezioni”.

Nel chiedersi le ragioni di un tale stallo, l’Ugl – TA calabrese ritiene “proseguire su questa strada che non porta a nessuna soluzione reale, anche perché sappiano che chi, in precedenza era stato chiamato in un primo attimo di ripartenza, non è stato successivamente confermato, ma accantonato, o meglio licenziato, ne tanto inseriti in servizio chi aveva ed ha un notevole profilo professionale e una corposa anzianità”.

In sostanza, il parere della sigla sindacale è che “la società sta giocando una brutta partita, è come un poker portato avanti senza avere, in mano, neppure una coppia vestita per il rilancio o per vedere il dopo, così facendo rischia il crollo e la dequalificazione di se, perdendo quel poco che resta di credibilità senza riuscire a salvare il salvabile.

I conti dei numeri e degli impegni andavano fatti un anno fa, invece di impantanarsi nell’eredità “Colosimo” sulla società unica caldeggiata, a larghe tesi, con il risultato che tutti conosciamo da cui non sembra che la SACAL abbia trovato una via d’uscita.

Bisognava decidere, senza indugi o ripensamenti, se continuare a suicidarsi oppure lasciar perdere, ma, evidentemente, la smania del ‘potere’ ha contaminato anche la nuova storia dirigenziale che non è riuscita a sfuggire al richiamo di invisibili sirene.

Non si può, oggi, pensare ad un rimedio puerile tentando di dare ai lavoratori aeroportuali solo spizzichi e bocconi, al minimo di quello che, in precedenza, avevano per intero, né si può pretendere la firma su chiamate a tempo determinato, di chi ha una anzianità e professionalità acquisita, dimostrabile e tangibile.

Il trasporto aereo calabro, purtroppo, è al momento nel caos più completo; fermato, di colpo, nel suo progredire, con l’amara convinzione di un sociale perduto e di un futuro tornato all’anno zero.

I responsabili? Lasciamo al collettivo la logica indicazione dei colpevoli”.

 

Redazione

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