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Un tour agro-mistico-culturale e sensoriale nell’alto Tirreno cosentino

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L’Associazione lametina “Città visibili” fa tappa a Belvedere Marittimo, Santa Maria del Cedro, e Maierà

Comunicato stampa

In una tersa e calda domenica di fine settembre, con l’Associazione lametina “Città visibili”, abbiamo compiuto un piacevolissimo e gustosissimo tour agro-mistico-culturale e sensoriale nell’alto Tirreno cosentino, apprezzando meraviglie per la vista, il gusto e la mente.

Tappa iniziale, Belvedere Marittimo: nel cuore della Riviera dei Cedri, con il suggestivo profilo delle cime del Parco Nazionale del Pollino alle spalle, questo delizioso paese nato intorno all’anno Mille mantiene ancora la sua struttura medievale e le quattro porte d’ingresso delle mura originarie. Ci danno il benvenuto il dottor Antonello Grosso, che fa parte del Consiglio Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) e il signor Vincenzo Molino, Presidente dell’Associazione “Agorà” e responsabile del Museo della Ceramica, che ci forniscono informazioni sul loro splendido paese, con l’orgoglio negli occhi. Belvedere raggiunse il massimo splendore all’epoca normanna e passò successivamente alla dominazione angioina e aragonese. Qui, allora, si coltivava il cedro, poi scomparso; oggi è un rinomato centro balneare. Partiamo dal Museo della Ceramica, inaugurato pochi anni fa, a testimoniare un’antica tradizione locale, oggi in via d’estinzione e per questo ancor più preziosa. All’interno opere in argilla di svariata fattura: dai semplici pezzi in argilla grezza, quali “pignati”, “langelle” e “vummuli”, alle graziose figurine umane create dal professor Pino La Fauci di Noto, che nel 1960 fondò qui una scuola di ceramica che ha formato numerosi artisti. Ci stupisce una scacchiera con i pezzi in argilla decorati, e poi pacchiane, mafiusi, animali di tutte le fogge, natività, figure sacre che spaziano da colori pastello a più decise sfumature terrigne. La caratteristica del professor La Fauci è quella di lasciare in tutti I suoi pezzi una zona grezza, senza colore né lucidatura per evidenziare il materiale povero usato. Saliamo, poi, ad ammirare il panorama dal Castello di Ruggero il Normanno, rifatto in epoca aragonese,che conserva muraglioni, torri cilindriche coronate, portale e alcune parti del ponte levatoio; attraversiamo viuzze silenziose e suggestive che ospitano vari palazzi signorili, alcuni ancora abitati, con splendidi archi e portoni (Palazzo dei Principi De Paula, Casa Rogati, per citarne alcuni). Proseguiamo e visitiamo il più antico dei luoghi di culto che è la Chiesa di San Giacomo Apostolo il Maggiore, denominata anche “Madonna del Rosario”; collocata nel centro storico, sul portale d’ingresso porta la data “1091” e al suo interno si trovano una pala di pregio,  lignea a intarsio, del 1600 raffigurante al centro la Madonna del Rosario e ai lati i Misteri del Rosario ed un affresco del XIII° secolo dedicato a Santa Margherita. Tappa conclusiva il Convento dei Frati Cappuccini e la Chiesa di San Daniele, patrono della cittadina. All’interno, di grande interesse sono gli altari lignei di stile monastico‑barocco, le pale, i tabernacoli ed i reliquari tra cui, nella prima cappella a destra, quello di S.Valentino.

Ci lasciamo alle spalle la verde vallata sovrastata dal castello e proseguiamo per Santa Maria del Cedro, dove ci attende un gustoso raffinato pranzo ad opera del prof. Franco Picerno, chef dell’Accademia internazionale del Cedro, che ci propone una serie di assaggi in cui il cedro la fa da padrone, in tutta la sua versatilità: un antipasto con salmone marinato al cedro, fagottino di alici ripiene cotto al forno in una foglia di cedro, mousse di ricotta all’olio di cedro, frittelline aromatizzate e una crema di zucca e ceci con una delicate sfumatura di cedro. Sorprendenti fettuccine al cedro con pomodorini gialli e baccalà deliziano il nostro palate, seguite da pollo marinato nel liquore al cedro e cotto alla piastra con origano e buccia di cedro. A suggellare il tutto, la torta e un gelato al cedro da primo premio. Un graditissimo fuoriprogramma pomeridiano ci porta al Consorzio del Cedro dove dal 2004 ha sede il Museo del Cedro e Laboratorio del Gusto, in un antico opificio del XV-XVI secolo noto come Carcere dell’Impresa, luogo-fortezza in cui si lavoravano e conservavano la canna da zucchero e il cedro. Accolti con grande cortesia e professionalità ascoltiamo le curiosità e le particolarità della coltivazione dei cedri sacri che ogni anno  rabbini di varia provenienza vengono a scegliere personalmente per celebrare la festa del Sukkoth nella prima quindicina di ottobre. I cedri più lisci e perfetti (i frutti vengono controllati meticolosamente ogni giorno dai cedrieri perché non si urtino l’un l’altro e restino integri) dalla Calabria raggiungeranno le comunità ebraiche in ogni parte del mondo.

Facciamo, infine, una rapida sosta al Museo del Peperoncino nel Palazzo Ducale di Maierà, che ospita il primo e unico museo al mondo voluto dall’Accademia italiana del peperoncino ed entriamo per una veloce visita nella Chiesa di S. Maria del Piano, risalente al XII secolo ma rifatta varie volte; all’interno presenta oggi un’unica navata e l’ altare maggiore in pietra. Sono presenti anche alcuni  affreschi rinascimentali.

Il sole sta tramontando e non ce la sentiamo di lasciare questo paesaggio sotto una luce così suggestiva; l’ultima sosta è nella affascinante Diamante, con i suoi colorati murales e affacci da cartolina. Adesso sì, che possiamo tornare a casa…