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Una finestra aperta sui dolci colli delle Langhe. Francesca.

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Fiori, foglie, cielo e odore di mosto avvolgono l’agriturismo Tenuta Pian D’ Attesio.
Il bosco, il noccioleto e il vigneto le fanno da cornice sulla sommità di un colle morbido che discretamente svela i suoi segreti.
Siamo nel territorio di Castelletto Uzzone, nelle Langhe Roero, ed è leggero il respiro sul grande terrazzo che si affaccia sulla valle, lieve il relax in compagnia del silenzio, riconcilianti i racconti della padrona di casa che accoglie con giacigli comodi e pasti prelibati.

Da Milano arrivi dopo 1 ora di autostrada che scorre veloce e 1 ora di curve che lentamente ti riportano ad un ritmo naturale dei movimenti e dei battiti.

Attraversi piccoli borghi, ognuno con una certificazione dop o doc esposta sui cartelli all’ingresso ai bordi della statale.. nocciola, vino, tartufo. Tutto in queste terre di Alta Langa è eccellenza e quando arrivi davanti al cancello principale della Tenuta le tue aspettative sono alte.

E non verranno disattese anzi, l’esperienza di soggiorno che offre l’agriturismo imprimerà tutto in modo speciale..nel cuore.

Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada (J. Hillam)

La Tenuta avvolge Francesca e Francesca avvolge la Tenuta con il suo stile, la sua risata autentica, il suo generoso disporre ogni comfort per gli ospiti che qui non si chiamano “clienti” e vengano invitati ad accomodarsi, come a casa.

Francesca è una donna che ti vien voglia di abbracciarla anche quando l’alone di fumo della sigaretta la avvolge.

Ti siedi e la ascolti, la ascolti e il tempo si diluisce in una luce rarefatta che entra attraverso la finestra che avvolta per metà da un drappo morbido, s’affacia sulla valle.

Nei suoi racconti, gli anni 60, 70, 80 diventano il tappeto volante della sua speciale storia personale.

Francesca è una donna che non si è limitata a cambiare la regola che per molti anni l’ha identificata come moglie, mamma, nonna e consigliera per famiglia e amici.

No, lei ha ridefinito completamente i confini della sua quotidianità, scegliendo una prospettiva bucolica: ha esteso i limiti dello spazio che è diventato sconfinato e accogliente, gli ha dato un nome e se ne è innamorata. Il nome è Tenuta Pian D’Attesio.

La prima volta che l’ho vista, era appena autunno in pianura padana.
Avvolta in una nuvola di fumo, con voce ferma mi ha detto “quello che voglio fare non esiste ancora ma lo preparo da tempo nella mia testa e sono determinata a dare una forma. Non mi preoccupano i fallimenti perché ho fiducia nel futuro. Tu come mi puoi aiutare?”

In quel particolare contesto, quelle parole hanno avuto l’effetto dei lampi in un cielo serale che promette di lavare ferocemente l’aria e portare via le micropolveri sottili. Una notte di tempesta che stai comoda a casa e ti prepari al sole e all’aria pulita del giorno dopo.

Qualche mese dopo, ho sentito anche il rumore dei tuoni che quei lampi annunciavano. Era inverno, le feste natalizie erano trascorse, la sua voce era adesso più fievole ma le parole erano sempre determinate. Ha leccato le sue ferite e in poche settimane era in Piemonte, pronta a partire con l’agriturismo.

Paura, tenacia, tenerezza, rabbia, delusione, allegria nelle chiacchiere dei mesi successi.

L’ estate è esplosa nel via vai di ospiti da tutto il mondo, tante stelline, recensioni lusinganti, partenze, arrivi, ritorni, addii.
Un team multietnico — naturalmente formatosi — si è evoluto, si è trasformato, si è sciolto ma lei è rimasta solida a comandare la sua nave e a riportarla sempre in porti sicuri.

Francesca

Francesca è temeraria e incosciente ma allo stesso tempo cauta e stratega: nelle giuste dosi, si può essere tutto.

Non ha interesse a risultare piacevole a tutti costi, né come proprietaria di una delle strutture più esclusive delle Langhe, né come donna. Il suo aspetto seppur gracile è maestoso, la sua silhouette è in armonia con le colline di vigneti che la circondano, con la ricercatezza degli oggetti che ricerca e posiziona.

La sua voce è profonda, i suoi colori sono tenui, il suo trucco è leggero, gli occhi sono profondi e pronti alla comprensione, la risata è seducente e coinvolgente.

In pochi mesi, con un leggero colpo d’ali ha svelato le carte migliori, riprendendosi un pezzo della sua storia per riscriverla altrove. Le hanno detto che è troppo visionaria, che è astrusa.

L’ hanno abbandonata, l’hanno affabulata ma lei resta solida anche se ferita.

Ti manda a quel paese, ti ci manda però con un biglietto di prima classe perchè in fondo le dispiace separarsi anche da chi l’ha delusa.

Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. Oppure può possederci totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il daimon non ci abbandona (J Hillman)

Ognuno trova il suo modo per proiettarsi nel futuro, quello di Francesca si chiama Tenuta Pian D’ Attesio, una dimora aperta e va verso la primavera.

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