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L’Uniter celebra Dostoevskij a distanza dei duecento anni dalla sua nascita

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L’Uniter celebra Dostoevskij a distanza dei duecento anni dalla sua nascita

L’Università della Terza Età ha voluto omaggiare lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij  in occasione dei duecento anni dalla sua nascita (novembre 1821) con un incontro su “Ivan e La leggenda del Grande Inquisitore”

Alla professoressa Anastasia De Bartolo è stato affidato il compito di relazionare sull’argomento riguardante l’episodio del Grande Inquisitore che è uno dei vertici della letteratura universale.

Dopo una telegrafica introduzione da parte della vicepresidente dell’Uniter Gabriella Colistra, la relatrice De Bartolo ha affrontato la tematica proposta soffermandosi sulla vita dello scrittore russo, sulle sue  opere e in particolare su”Ivan e La leggenda del Grande Inquisitore”. La professoressa De Bartolo ha precisato  che la vita di Dostoevskij, nato a Mosca, non è stata affatto lineare poiché prima è fuggito dai suoi creditori,  poi dai suoi stessi demoni e  nel contempo è stata sconvolta «dai fallimenti economici, dalla malattia del gioco, dagli attacchi epilettici che lo accompagnarono fino alla fine dei suoi giorni».

Spostando il discorso su La leggenda del  Grande Inquisitore, la relatrice ha precisato che essa « è un capitolo del romanzo “I fratelli Karamazov” in cui Dostoevskij sonda e sublima le debolezze umane e in cui emerge il suo aspetto psicologico, antropologico e filosofico. Lo scrittore e pensatore russo,  in questa opera, crea  personaggi immortali irretiti in frenetici destini che li portano lontano fino al sottosuolo della società e della coscienza  proiettandosi  verso la ricerca della salveza e le mille dialettiche dell’anima.

Nella Leggenda del Grande Inquisitore  si racconta il ritorno di Cristo sulla terra,dopo quindici secoli dalla morte, precisamente si ferma  a Siviglia,  dove compie dei miracoli  fino a quando non viene arrestato dall’Inquisizione. Nella cella di reclusione riceve la visita del novantenne capo dell’Inquisizione  che rimprovera a Gesù di essere tornato sulla terra per mettere in pericolo il suo progetto  che è quello di portare la felicità a tutti, dato che quella celeste è al di fuori della portata di molti. Infatti l’uomo non può pretendere di più.

Dopo un lungo monologo Gesù , non essendo possibile diffondere la parola evangelica, va via. Dostoevskij, genio precoce della letteratura dall’aspetto trasandato anche da giovane, ha una visione così ampia dell’animo umano che leggerlo oggi ci conquista e ci aiuta a capire maggiormente noi stessi. I suoi romanzi ci rendono visibile ciò di  cui non ci eravamo accorti.

«Le opere di Dostoevskij, pertanto,  – ha  commentato la presidente dell’Uniter Costanza Falvo D’Urso – meritano di essere lette perché si rivelano sempre interessanti e,  pur essendo state scritte nell’Ottocento,   si presentano  nella loro  indiscutibile  attualità in quanto ripropongono  problematiche di oggi   mettendo a nudo crisi , stati d’animo, interiorità dell’uomo e quindi dovrebbero essere lette anche dai giovani oltre al fatto che molti registi italiani e stranieri si sono ispirati ad esse per realizzare i loro film come quello intitolato Le notti bianche».

Lina Latelli Nucifero

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