Uomini e cani: la recensione di DOGMAN

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Parte come sempre da una storia vera, Matteo Garrone, per raccontare il suo ultimo film, Dogman, acclamato all’ultimo Festival di Cannes dove ha fatto vincere la Palma d’Oro come miglior attore a Marcello Fonte.

Ma anche la filmografia dell’autore parte dal “vero”: infatti Garrone inizia come documentarista, per passare poi lentamente ai film di fiction.

Dogman è la storia vera del “Canaro della Magliana”, ovvero Pietro De Negri, che deve il suo soprannome alla sua originaria attività di toelettatore di cani nella zona, appunto, della Magliana: e che fu protagonista del brutale omicidio dell’ex pugile Giancarlo Ricci, il quale secondo le dichiarazioni dell’assassino fu prima mutilato e torturato in maniera efferata, poi alla fine ucciso.

Garrone dichiara subito di allontanarsi dall’origine cronachistica della vicenda: e come al solito rarefa le atmosfere e stilizza la realtà, riportandola verso il suo stile a tratti “fiabesco” ma sempre surreale, lontano insomma dalla truce realtà che si trova spesso a narrare (come il libro autobiografico Cacciatore di Anoressiche da cui fu tratto il film Primo Amore, o Gomorra tratto dall’omonimo romanzo inchiesta di Saviano, o ancora Reality)

Dogman non fa eccezione: complice una location eccezionale -il film è stato girato nei dintorni di Caserta-, fatta da sobborghi degradati e sprazzi di incredibile irrealtà, e un sapiente gioco di luci e ombre, Matteo Garrone gira forse uno dei suoi picchi autoriali, immergendosi nelle vicende che racconta senza dimenticare le sue ossessioni d’autore, come le dipendenze malate, le interrelazioni alterate, l’osservazione della Paura.

Incredibili i due protagonisti: oltre al già citato Marcello Fonte, che in un incredibile corto circuito sembra ripercorrere la sua rivalsa sociale insieme al ritratto che fa del suo personaggio (ovviamente senza gli eccessi e i finali violenti), applausi anche ad Edoardo Pesce, che insieme a Luca Marinelli sembra candidarsi per essere incredibile caratterista di personaggi virati in negativo.

Valentina Arichetta

 

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