Un uomo di Cafaldo in un reportage antropologico degli USA

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Un uomo di Cafaldo in un reportage antropologico degli USA

Esordisce così uno sguardo documentario a tutto campo: This lovely portrait comes to us from Liz Falvo of Montgomery Village. She writes: “This picture was taken in the very small town in Southern Italy where my father grew up. As the population of Italy moves north, towns such as these are becoming older and older. This man was just sitting in the middle of a small street on a stool. He is really the face of Calabria for me, and a reminder of what the “old” country was like for my father”.

Traduzione: Questo bellissimo ritratto ci viene da Liz Falvo del Montgomery Village. Lei al riguardo scrive: Questa foto è stata scattata nella piccolissima cittadina del Sud Italia dove è cresciuto mio padre: mentre la popolazione italiana si sposta a nord, città come queste stanno invecchiando (al pari dei loro abitanti). Questo uomo era seduto nel bel mezzo di una piccola strada su uno sgabello. E ‘davvero il volto della Calabria per me, e un ricordo di ciò che il “vecchio” paese era, nel volto di un uomo dalle stesse sembianze di mio padre” .

Lui, un uomo semplice, Fortunato Pullia (1925-2008), qui nelle pose di una sceneggiatura rossiniana: per la presenza neorealistica della sua persona, unitamente alla naturalezza del suo fare, non poteva non occupare il settore antropologico nella ricerca storico-sociale del Mezzogiorno.

E’ il volto della Calabria,  mi piace ripetermi con le parole del reportage americano, senza scomodare nessun’altra nota a margine. Che altro aggiungere di lui?

Non nuovo ai flussi migratori per necessità di lavoro, l’ultimo suo passaporto è stato, si può dire, contemporaneo con la sua dipartita, senza che neppure lo sapesse, perché la notizia è giunta, come si suol dire, postuma: proprio in America, dove non ha mai messo piede, e che, tuttavia, lo ha immortalato a livello antropologico.

Sorprende a Lamezia il fatto che ci sia ancora chi ostenta blasoni di storie feudali, spesso inesistenti, filtrati da araldiche fasulle, assai risibili, dietro ad un click di scoperte internaute (gran scoperta d’America, fuor di battuta!), mentre non ci si sofferma su casi di un uomo come questo capace, nel suo piccolo, di  lasciare un segno indelebile, e di bypassare chi, con cappe e mantelli, vive all’ombra dei cipressi, per dirla col Foscolo, ma solo smemoratamente, in senso contrario.

Eh sì, l’antropologia è scienza, perché fatto documentabile: ha altre genealogie che fa capo ad un buon capo. Pensieri ed azioni che restano per sempre, perché hanno capo e coda, giusto per concludere!

Questione di direzione che è un Valore, tutto qui!

Prof. Francesco Polopoli

 

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