Vacantiandu. Intervista a Biagio Izzo ospite questa sera al Comunale di Catanzaro con ‘I fiori del latte’

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Venerdì 8 febbraio 2019, ore 20.45, al Teatro Comunale di Catanzaro sesto appuntamento con la rassegna teatrale Vacantiandu, direzione artistica di Diego Ruiz, Nico Morelli e direzione amministrativa di Walter Vasta. Promosso dall’Associazione teatrale I Vacantusi di Lamezia Terme, Vacantiandu è uno dei progetti culturali con validità triennale finanziati dalla Regione Calabria con fondi PAC.

In scena Biagio Izzo con il nuovo  spettacolo I fiori del latte di Eduardo Tartaglia  per la regia di Giuseppe Miale di Mauro.

Lo abbiamo incontrato prima dello spettacolo.

Biagio, per la terza annualità consecutiva sei ospite della rassegna Vacantiandu. Ormai sei diventato un habitué del nostro teatro. Ti piace questo connubio?
Certo che mi piace! Mi dà la possibilità di far vedere i miei lavori e quindi mi fa molto piacere che mi possa essere “connubiato” con Vacantiandu.

Tra l’altro stai diventando un collezionista di maschere…
Eh già, dovrò cominciare a regalarne qualcuna.

Lo scorso anno sei stato ospite con “Dì che ti manda Picone” e quest’anno ci proponi “I fiori del latte”. Nel cast troviamo ancora Mario Pòrfito e lo stesso regista Giuseppe Miale di Mauro ma chi è la tua partner femminile, visto che ti sei sempre accompagnato con belle donne come Yuliya Mayarchuk e Rocío Muñoz Morales ?
Intanto Mario Pòrfito è un vecchio baluardo della mia compagnia, un attore straordinario. Per quanto riguarda il ruolo femminile, quest’anno la mia partner sarà Angela De Matteo, un’attrice molto brava di cui sono molto contento. Sarà la mia fidanzata.

E a proposito dell’autore Eduardo Tartaglia? Giovane, poliedrico, con tanti interessi…
Mi piace la sua penna. Scrive ad ampio respiro e tratta tematiche sociali. Infatti “I fiori del latte” è una commedia molto divertente ma anche di forte denuncia sociale incentrata sul tema della terra dei fuochi che attanaglia la nostra regione ma non solo. La commedia è stata scritta nel 2004, ma il tema ancora oggi è attualissimo. Tartaglia è stato lungimirante. Con il regista abbiamo apportato giusto qualche modifica al testo, dando più spazio e più spessore alla parte sociale. Ci è sembrato opportuno attualizzarlo e siamo riusciti a trovare il giusto equilibro tra il registro comico e quello drammatico.

Com’è oggi la situazione nella terra dei fuochi?
Qualcosa per fortuna è cambiato. Oggi non ci sono più gli sversamenti e i contadini non vendono più le loro terre a gente di malaffare. Si era arrivati al punto che non si coltivavano più le terre perché il raccolto aveva un costo superiore al guadagno. C’è stata una reazione e una presa di coscienza collettiva. Ora si tratta di bonificare. Certo il teatro non può avere la presunzione di risolvere i problemi, non vogliamo fare i paladini, però è giusto portare in scena anche queste problematiche offrendo degli spunti di riflessione, invitare gli spettatori ad una presa di responsabilità individuale perché il vero cambiamento può partire solo dal basso diventando ognuno di noi custodi e tutori della nostra Terra.

Un nuovo filone narrativo, con temi sociali. La tua comicità sta acquistando uno spessore diverso?
Sì, è vero. Sono cresciuto, sono maturato. Si può continuare a giocare anche da grandi ma in modo diverso, con una certa responsabilità. E sto cercando di mutuare questo nuovo atteggiamento, questa nuova consapevolezza pure nel settore cinematografico. Non interpreto più solo film comici. Ho aperto un nuovo file. Lo scorso anno, per esempio,  ho girato “Achille Tarallo” con Ascanio Celestini per la regia di Antonio Capuano e “Come saltano i pesci” di Alessandro Valori. Evidentemente la maturità mi ha portato ad essere più sensibile verso certi argomenti e credo sia giusto che un attore possa dare dimostrazione delle sue capacità testando i vari registri purché siano nelle sue corde senza, tuttavia, abbandonare la comicità e la spensieratezza. Ecco perché è importante trovare quell’equilibrio di cui parlavo sopra.

Ritornando a “I fiori del latte”… È una commedia piena di rimandi incrociati, il titolo ricorda per assonanza “I fiori del male” di Baudelaire e il logo la mela morsa della Apple.
È una bella trovata del regista Giuseppe Miale di Mauro e dello scenografo Luigi Ferrigno, che è un vero maestro in questo. A loro piace contaminare i vari linguaggi artistici e offrire al pubblico più livelli di lettura.

Nella commedia c’è un rapporto molto stretto tra i due protagonisti, Aniello e Costantino Scapece. Quanto conta questo legame familiare in quello che sarà lo sviluppo scenico della commedia?
Il nucleo della commedia si basa proprio sull’affetto, sulla famiglia. Certo Aniello e Costantino sono due vaccari, due persone semplici però si portano dentro tutto quel mondo legato ai valori di un tempo. Hanno investito i risparmi di una vita per costruire questo caseificio biologico, moderno, avveniristico, quasi spaziale ma sarà grazie ai vecchi valori a cui sono fortemente ancorati se insieme riusciranno a superare le difficoltà e a godere delle gioie.

Ti piacerebbe interpretare un personaggio in costume in una commedia di Goldoni o di Molière?
Finora non mi è stato mai proposto e forse neanche io ci ho pensato. Certo non sarebbe niente male. Però io penso che sia necessario maturare, crescere un altro po’ per affrontare certi autori. È anche una questione di rispetto e di serietà. C’è sempre un pizzico di preoccupazione quando si vanno a toccare certi “Padri del teatro”. Bisogna sentirsi all’altezza, ma visto che ormai è stato aperto questo nuovo file di cui parlavo prima può essere che piano piano potrebbero arrivare anche certi ruoli.

Per quanto riguarda il cinema hai qualche nuovo progetto?
Fino ad aprile ho la tournée teatrale e quindi non ho preso altri impegni anche se ho già molte proposte che però non sono interessanti. Per fortuna posso decidere e scegliere quello che più mi piace fare. Anche perché il pubblico merita rispetto e non puoi tradirlo. Devi rimanere fedele alla linea con cui hai costruito la tua immagine, la tua carriera per continuare ad avere la gratificazione del pubblico.

E a teatro continuerai la tournée con questo spettacolo?
No, abbiamo già in programma un nuovo allestimento.

Biagio, tu hai questo aspetto solare, sorridente, affabile. E sei generoso con il tuo pubblico. Sei così anche nella via o soffri, qualche volta, di attacchi di malinconia?
È una questione di carattere e se vivi questo mestiere con gioia, con amore e con passione lo trasmetti anche dopo che il sipario è chiuso. Per quanto riguarda la malinconia… malinconia è quando non mi viene bene una battuta, quando piango di notte per far ridere la mattina… anche se a Napoli diciamo “appocundria ”… e comunque sono un essere umano come tutti gli altri, c’è da fare sempre una distinzione tra persona e personaggio… vivo le mie emozioni, i miei sentimenti…

Qual è l’ultima cosa che ti fatto emozionare?
La nascita di mio nipote. Sono diventato nonno tre mesi fa. Anche se l’emozione più grande è stata quella di vedere mia figlia con un bambino.

Giovanna Villella

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