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Il vecchio leone, il cinghiale, il toro e l’asino: ’na bella quaterna, praticamente!

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Eccoci qui, nuovamente, con un’altra preziosa favola latina, ripensata nel nostro vernacolo: spero di aver fatto una cosa buona e giusta, come in liturgia

Eccoci qui, nuovamente, con un’altra preziosa favola latina, ripensata nel nostro vernacolo: spero di aver fatto una cosa buona e giusta, come in liturgia. Del resto, le radici sono un sacrario per la nostra comunità: ogni preservazione è una reliquia.

Riscrittura in lametino

Quandu cadi a bàscia fhurtùna

puru ’u cchjù vili si cci ammòglia llu pani.

’Nu liùni sfinitu e senza fhorzi

dava l’anima a Ddiu: spirava e nun spirava!

Si cci abbicinàu ’nu cinghiali

e cci dèzi ’na zannata.

Pua vinni ’nu toru e 

llu fhici pìazzi pìazzi ccu lli corna.

Puru ’nu ciucci cci jittàu 

’nu càuci ’n mìanzu alla frunti.

«Disgràzza ’randi mia,

ccù llu corpu tua mi ’ndi vaiu

 all’atru mundu ccu ’na còlera

 cà mancu ’i cani:

è beru cà a manu di fhissa 

’ti po’ ’mbattìri morti e vrigògna».

Postilla etimologica: «ammugljàri» dal lat. volg. *molliare significa “ammorbidire il pane inzuppandolo”, poi “bagnare”. In dialetto veronese, c’è mójo, mentre in francese, mouillé: entrambi stanno per “bagnato”, il che conferma la famiglia semantica di una radice comune.

Curiosità storica: Il ponte Milvio, sede dello scontro tra Costantino e Massenzio nel 312 d. C. è stato il ponte più molle della storia. Perché? Secondo una strana leggenda, anticamente, molleggiava! Fu soprannominato, persino, “Mollo”, pensate un po’! Si ha notizia che verso la metà del Trecento un certo frate di nome Acuzio andava girando per Roma per raccogliere offerte da utilizzare per il suo restauro: forse, un inviato speciale, a mo’ di sensibilizzazione, come si fa a Striscia la notizia.

Versione di Fedro

Quicumque amisit dignitatem pristinam,
Ignavis etiam iocus est in casu gravi.

Defectus annis et desertus viribus
Leo cum iaceret spiritum extremum trahens,
Aper fulmineis ad eum venit dentibus
Et vindicavit ictu veterem iniuriam.
Infestis taurus mox confodit cornibus
Hostile corpus. Asinus, ut vidit ferum
Impune laedi, calcibus frontem extudit.
At ille exspirans: «Fortes indigne tuli
Mihi insultare: te, naturae dedecus,
Quod ferre cogor, certe bis videor mori».

Traduzione in italiano

Chi perde il suo prestigio,
anche il più vile si prende gioco della sua caduta.

Sfinito dagli anni e abbandonato dalle forze,
il leone languiva a terra e covava la sua fine;
A vendicarsi contro di lui venne il cinghiale
che gli sferrò un fulmineo colpo di zanne.
Poi venne il toro che con le corna micidiali
trafisse il corpo del suo nemico.
L’asino, non appena vide che la fiera
poteva essere aggredita impunemente,
lo colpì con un tremendo calcio nella fronte.
Allora il leone, spirando disse:
«Con amarezza ho sopportato l’assalto di quei forti,
     ma dopo il tuo colpo, vergogna della natura,
     mi sembra di morire due volte».

Al professore Giuseppe Rando e alla professoressa Paola Radici Colace, che mi hanno insegnato a non temere di percorrere le vie più ardue, se si è sorretti dalla volontà e dalla tenacia.

Prof. Francesco Polopoli