venezia.74, pt. 8: BRUTTI E CATTIVI

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L’opera prima di Cosimo Gomez, scenografo che esordisce a Venezia nel fuori concorso Orizzonti, sta tutta nello scarto etimologico con il quasi omonimo Brutti, Sporchi e Cattivi di Scola, dove la guerra fra i poveri non merita indignazioni populiste, e lo squallore endemico nella povertà non viene giustificato con quest’ultima.

Brutti e Cattivi

Gomez mette in scena una banda di poveracci deformi e senza futuro (Claudio Santamaria è Pollo, mendicante senza gambe; Sara Serraiocco sua moglie ballerina senza braccia, Marco D’Amore un rasta tossico) che ideano un piano apparentemente semplice e geniale per rubare da una banca quattro milioni di euro.
Senza però prevedere né che la banca è un usuale rifugio di “soldi sporchi” della mafia cinese, né che ognuno della banda ha un piano personale per fregare gli altri.
Se là quindi nel film di Scola il marcio era fenomenico ed insito nella natura umana, qui i protagonisti, afflitti da povertà e deformità, sono borderline che riescono però, nonostante tutto, a conservare dei sogni che possa garantirgli quel futuro che il mondo civile sembra avergli negato, chiusi in steccati politically correct che si riveleranno, anch’essi,

falsi e bugiardi (come il prete africano della parrocchia dei diseredati).
Il film di Gomez ha un’idea di messa in scena abbastanza inusuale, miscelando colori saturi ed irreali ad ambientazioni anch’esse stranianti al limite del perturbante: non è un caso che la storia si svolga nei nuovi quartieri fuori dal Raccordo Anulare, che immergono e completano quest’umanità brillocca e derelitta che però riesce ancora a trovare la forza di sognare. E contribuendo a restituire un quadro gustoso e divertito, che non si preoccupa di ridere con cattiveria accelerando sul grottesco ma senza risparmiare strizzatine d’occhio ad un sociale dimenticato, che viene però ritratto senza pietismi e fuori dai soliti canoni di genere.
Ed è proprio qui, nello stridìo fra l’assenza assoluta di morale -i protagonisti del film sono cattivi senza redenzione-  e la ricerca spasmodica di giorni migliori, la dimensione dove meglio vive Brutti e Cattivi: che al contrario degli Sporchi di Scola non assume un occhio morale quando osserva, senza nessun piglio documentaristico, il futuro segnato dalla galera e dal dolore, bensì si fa divertito per una sorta di “livella della cattiveria” che imparenta quest’esordio fulminante con i migliori noir grotteschi di respiro internazionale, specialmente quando imbocca linee narrative alternate e scelte registiche imprevedibili.

GianLorenzo Franzì

 

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