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Viaggio nella Calabria nascosta sotto le onde

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Alla scoperta dei tesori del mare di Calabria

C’è un grande tesoro sotto le onde del mare della Calabria. Sorprendenti forme di vita che l’elevata trasparenza dell’acqua permette di osservare dalla superficie, in semplici e piacevoli passeggiate con maschera e pinne. Quello che segue è una sorta di diario di viaggio (subacqueo) del biologo romano Luciano Bernardo che ha catturato strepitose immagini di fauna e flora marina.

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Capo Vaticano

E’ mattina presto quando raggiungiamo una deliziosa caletta incastonata tra rocce di granito chiaro. La spiaggia è quasi bianca ed è bagnata da un mare calmo e cristallino, dipinto di tutte le sfumature del blu. Indosso la maschera ed entro in acqua. Mi ritrovo quasi subito su un grande prato di Posidonia oceanica, una pianta marina che vive esclusivamente nel Mediterraneo e solo dove l’acqua è incontaminata. Le sue foglie sono un rifugio per molti organismi, tra cui il pesce ago che però è un maestro di mimetismo e scorgerlo è davvero un’impresa. Fermo a mezz’acqua c’è un grosso banco di saraghi che provo inutilmente ad avvicinare. Sopra la fitta vegetazione nuotano le salpe, gli unici pesci a mordere le foglie di posidonia, e i colorati tordi che iniziano a costruire il nido con alghe e sassolini (proprio come gli uccelli). Un barracuda si muove in cerchio alla ricerca di prede.

M’immergo d’un paio di metri per osservare da vicino una nacchera (o pinna), la più grande conchiglia del nostro mare. Attorno a ciuffi isolati di posidonia nuotano decine di castagnole. In questo periodo estivo sono in fase riproduttiva e le femmine si avvicinano agli scogli per deporre le uova, dopo che i maschi le hanno corteggiate con una speciale “danza nuziale”. Dalle uova fecondate e protette dai maschi nasceranno bellissimi pesciolini blu, già visibili in alcuni punti.

Terminato il posidonieto, entro in una bella distesa di sabbia e grossi massi. La trasparenza è massima, quasi come quella di un mare tropicale. Dopo alcuni metri, faccio l’incontro più emozionante e inatteso della giornata. Poggiato in cima a uno scoglio scorgo un cavalluccio marino. Mi avvicino con un dito che avvolge con la coda, come la mano di un bambino. Lo osservo incantato, è un pesce straordinario. Nel periodo riproduttivo, la femmina deporrà le uova in una tasca ventrale del maschio che, dopo circa un mese, “partorirà” centinaia di minuscoli cavallucci. Ormai è diventato raro ovunque e la sua presenza in questo tratto di tirreno calabrese è un’altra testimonianza di un mare in ottima salute. Dopo quasi tre ore di permanenza in acqua, è il momento di uscire, con meravigliose immagini stampate nella mente e (spero) nella fotocamera subacquea.

Briatico

Una bellissima spiaggia bianca, disseminata di antiche rocce granitiche, fronteggia un mare dai mille colori del blu. Il fondo, prevalentemente sabbioso, è interrotto da gruppi di scogli affioranti. Qui si possono fare interessanti incontri con pesci lucertola e rombi di rena, ma anche con le velenose tracine.

La zona è ben esposta alla corrente che qualche volta porta sottocosta autentiche sorprese, come quella volta che sono quasi entrato in contatto con un cilindro di uova di calamaro rombo (un gigante di un metro, esclusi i tentacoli) che fluttuava a pochi metri dalla riva. Peccato non aver avuto con me la macchina fotografica, sarebbe stato un vero “scoop”.

Coreca

Coreca è un suggestivo golfetto dominato da uno sperone di roccia alto una ventina di metri. Nel mare affiorano numerosi scogli tra i quali la famosa “pietra della formica”, a circa 200 metri dalla spiaggia sabbiosa-ciottolosa. L’immersione è piacevole. S’incontrano miriadi di piccoli saraghi, occhiate e salpe, è un’area di nursery. Gli scogli sono colonizzati da patelle, murici e qualche esemplare di “arca di noè”.

C’è anche una bella nacchera conficcata nella sabbia, che però sparisce nei giorni seguenti, nonostante sia una specie protetta. Un simpatico polpetto esce dalla tana e allunga gli occhi periscopici per guardarsi attorno, mentre un altro polpo ha chiuso l’entrata di casa con tanti sassolini. Verso riva, incontro lo straordinario pesce civetta che, in effetti, somiglia più a un uccello. Ha il corpo affusolato e due lunghe pinne pettorali che sembrano ali ripiegate. Le pinne ventrali, invece, sono piccole e usate come zampette per muoversi sul fondo. Questo aspetto, però, cambia drasticamente quando si spaventa e apre a ventaglio le pinne pettorali, per sembrare più grande e minaccioso, mostrando tutta la sua bellezza.

San Nicola Arcella

Uno spettacolare “Arco Magno” scolpito nella roccia ci accoglie in questa località dell’alto tirreno cosentino. La costa è davvero incantevole, con l’isola di Dino e il massiccio del Pollino a farle da cornice, ma anche il fondale non è certo deludente. Le pareti sono coperte di alghe e spugne. C’è il “falso corallo” e anche i colorati nudibranchi. Su una roccia, vicino al pelo dell’acqua, un peperoncino rosso in “livrea nuziale” corteggia la femmina, più piccola e sbiadita. Le zone in ombra sono tappezzate dalla bella madrepora arancione.

L’ottima visibilità permette di ammirare le gorgonie, sporgenti a 5-6 metri di profondità. Un isolotto, distante pochi metri dalla spiaggia, si rivela uno scrigno di biodiversità. Si nuota tra nuvole di castagnole, boghe e lattarini, e sembra di essere in un documentario.

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Gianni, Elvidio e Rinaldo mi indicano uno sperone di roccia in cima all’isolotto. Ha una forma familiare e lo battezziamo lo “scoglio del cane”. Sarà per noi il saluto della Calabria, terra di sole, cultura e tradizioni … ma non solo.

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Luciano Bernardo, biologo marino

Luciano Bernardo, biologo marino

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