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Il volo delle comete racconta la storia del legame tra padre e figlio oltre la morte

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Il legame inscindibile tra padre e figlio anche al di là della morte, l’amicizia autentica tra vecchi amici pronti dividere le gioie e i disagi della vita, l’amore interrotto tragicamente tra due ragazzi sono i motivi fondanti della commedia “L’invisibile che c’è” proposta al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme dalla compagnia Il volo delle comete di Amantea inquadrata nell’ambito della rassegna teatrale regionale Vacantiandu diretta da Nicola Morelli, Diego Ruiz e Walter Vasta.
Il volo delle cometeLa piéce, scritta da Antonio Grosso e per la regia di Giacomo Aversa, ha annoverato la presenza straordinaria del giovane attore Salvatore Alfano, già distintosi negli anni passati, che ha fatto presa sul sentimento dei numerosissimi spettatori per la sua naturalezza nel raccontare la storia, portata in scena, nelle sue sfumature, comiche, serie, cupe, e per la sua imponenza scenica.
In questa commedia Salvatore Alfano interpreta il giovane Giuseppe che perde la vita in un incidente in moto lasciando il padre in un dolore profondo e inconsolabile.
Incorniciata in una scenografia giocata su una cucina sorretta da due colonne sbriciolate e una tavola, alla destra del palco, con la pista di un trenino elettrico in funzione, i bravi attori Enzo Alfano (Luigi), Tonino Sesti (Alfonso), Giuseppe Miraglia (Marco), Antonietta Sesti (Sara) e Salvatore Alfano (Giuseppe) raccontano la dolorosa storia in cui si intersicano sentimenti d’amore, d’amicizia, di solidarietà mirati a colmare il senso di vuoto interiore che divora il protagonista Luigi per la perdita del figlio Giuseppe.
Sono proprio i vicini di casa, un ristoratore e suo figlio trentenne, reduce della guerra in Iraq, a non lasciarlo mai solo intrattenendolo con le loro chiacchiere, con un caffè o con un modesto pranzo riuscendo a rompere l’ostinato mutismo in cui Luigi si era chiuso.
La triste routine di discussioni e piccoli litigi si stempera all’arrivo dell’ex fidanzata dello scomparso che cerca di trasmettere al padre del suo amore perduto le esperienze felici vissute insieme al giovane offrendogli la possibilità di consolarsi nell’abbraccio di chi soffre come lui.
L’atmosfera dolceamara e spesso goffa, in cui si svolge la storia, rimane immutata fino a quando appare sulla scena il defunto: a vederlo e sentirlo è solo il padre che viene considerato dagli amici vittima di allucinazioni.
Le scene si susseguono a ritmo veloce in un alternarsi di battute cariche di amarezza, ma anche di comicità e ilarità che fanno ridere gli spettatori nonostante la natura cupa del testo.

La presenza del giovane diviene sempre più ingombrante ma vitale per il padre che sembra ritrovare l’equilibrio interiore perduto e un barlume di speranza specie quando il figlio risolve la pericolosa questione dell’amico e vicino di casa, proprietario di una pizzeria, minacciato da due fratelli criminali che gli hanno concesso un prestito.
La salvezza arriva proprio grazie a una predizione fortunata e provvidenziale rivelata dall’invisibile Giuseppe sull’esito della partita tra la Juventus e il Napoli che dà adito ad una notevole vincita con la quale si può saldare il debito contratto con i malviventi.
Al termine della commedia, fattasi ponte tra umorismo, risate brillanti e intimità, Giuseppe si chiede il motivo per cui si trova nella casa del padre e non nell’aldilà e la risposta giunge repentina: è venuto a prendere il padre per condurlo oltre il passaggio a livello che si trova lì vicino, simbolo della soglia dell’oltretomba.
Abbracciati escono dalla scena tra gli applausi del pubblico palesemente commosso.

Lina Latelli Nucifero