Sport

I giovani e lo sport

Il valore educativo dello sport per i ragazzi di oggi: intervista al giovane lametino Alessandro Sereno, Mister dell’AccademyLamezia Giovanissimi.


di Valeria Folino
AccademyLameziaLo sport, è bene precisarlo, non è solo un  passatempo, ma anche un importante mezzo di crescita che permette di raggiungere la maturità con leggerezza e piacere.
Ovviamente, ci riferiamo allo sport “sano”: un mezzo attraverso cui entrare in rapporto con gli altri, confrontare le proprie differenti vedute e diverse prospettive culturali.
Inoltre, lo sport è un terreno idoneo allo sviluppo dell’amicizia, che nasce dalla collaborazione tra i compagni di squadra, uniti nel raggiungere un fine comune.
Dal punto di vista formativo, un altro aspetto importante del praticare sport, che sia a livello di attività ristoratrice o che sia a livello professionale, è la cultura dell´impegno che esso, appunto, trasmette. In un mondo in cui i giovani cercano sempre la via più facile, la “scorciatoia”, in una società che trabocca di programmi televisivi, tipo reality, dai quali i ragazzi recepiscono il poco educativo messaggio che chiunque, senza alcuno sforzo, può arrivare al successo.
Ebbene, in questa società del “tutto subito”, lo sport rappresenta un esempio di impegno costante, di sacrifici, di grossi e quotidiani sforzi per riuscire ad arrivare al traguardo. Lo sport è importante, inoltre, perché abitua ad un vero e genuino contatto con gli altri, nell’era in cui i rapporti sono più virtuali che reali.
Il valore educativo e formativo dello sport, tra l’altro, è confermato dai pedagoghi ed esperti vari ed è oramai riconosciuto da tutti. Ma cerchiamo di capirne qualcosa di più, direttamente da uno dei tanti ragazzi di Lamezia, che dello sport hanno fatto una ragione di vita e che, sicuramente, possono essere considerati un esempio per tanti altri loro coetanei ma soprattutto per i giovanissimi che iniziano a formare la propria personalità e che si apprestano a praticare un’attività sportiva.
Alessandro Sereno, classe 1988 allenatore della categoria giovanissimi dell’AcademyLamezia. L’Accademy è una squadra di calcio giovanile che disputa il campionato di calcio regionale dilettantistico: la squadra che ha visto “crescere” il talento di Felice Natalino, per intenderci.
Sereno si occupa dei giovanissimi calciatori dai ai 14 ai 15 anni (anche se, come lui stesso ha tenuto a specificare, ha inserito due ragazzi classe 2004 poiché molto validi).
Prima di essere un allenatore, ovviamente, Alessandro è stato ed è, lui stesso, un calciatore: ha giocato in varie categorie, come promozione e prima categoria.
Ha iniziato da piccolissimo il percorso nel mondo dello sport e lo ha portato avanti fino a oggi con passione, impegno e dedizione. Laureato in scienze motorie (la triennale conseguita a Catanzaro e la specialistica a Messina nel 2012), nel 2015 ha conseguito il patentino UEFA b che gli ha permesso di allenare in queste categorie e anche categorie superiori.

I giovani e lo sport

  • Mister Sereno, quanto è importante diffondere la “cultura dello sport” tra i giovani d’oggi?

R:« Nell’ epoca dei social in cui i ragazzi tendono sempre di più a chiudersi in se stessi e a evitare  ogni forma di “movimento”…lo sport è di fondamentale importanza! Non solo è un importantissimo mezzo di socializzazione ma, lo sport inteso come qualsiasi forma di movimento, è anche utilissimo per combattere la “piaga” dell’obesità che affligge molti giovani d’oggi».

  • Gli allenatori, prima ancora di essere allenatori in campo, forse dovrebbero esserlo nella vita. Quale tipo di messaggio o di mentalità cerca di trasmettere ai propri giovanissimi allievi?

R: «Il calcio, a questa età, deve essere visto prima di tutto come scuola di vita…la bravura dell’ allenatore, oltre che dal punto di vista tecnico, deve essere nel trasmettere determinati valori ai ragazzi : come il rispetto delle regole ,il sapere stare in un gruppo o la cultura della sconfitta. Un allenatore, che lavora con ragazzi in questa fascia di età così giovane, deve essere oltre che un allenatore anche un fratello  o un padre».

  • Nella sua carriera sportiva, c’è stato qualcuno che è riuscito a trasmetterle  un insegnamento o un messaggio importante per il suo percorso sportivo e non solo?

R: «Tutti gli allenatori che ho avuto hanno contribuito, chi più chi meno, alla mia formazione calcistica ed è per questo che vorrei ringraziarli uno a uno: mister Caputo, mister Salerno, mister Fioretti, mister Cutrì e mister Marotta. Inoltre, un ruolo importante lo ha avuto mio padre che, nonostante fosse dirigente per la squadra dove giocavo da ragazzo (Vigor Lamezia), mi ha sempre insegnato ad accettare le decisioni dell’allenatore, sia positive che negative».

  • Oggi lo sport muove un grosso giro di interessi soprattutto a livello nazionale,  nelle categorie superiori,  e l’atleta, fin da bambino, si ritrova ad essere al centro di meccanismi poco educativi. Lei pensa che lo sport può ancora rappresentare un sano e genuino strumento esempio per le nuove generazioni?

R:« Purtroppo, anche il settore giovanile, che dovrebbe rappresentare il settore più puro e genuino del gioco del calcio, è intaccato da determinate figure che speculano sulla bravura dei ragazzi per un proprio tornaconto. Io penso che tutto questo è sbagliato perché si creano delle aspettative nei ragazzi, che in questa età sono difficili da mantenere e sopportare. Nel calcio giovanile i ragazzi devono essere assolutamente liberi da questi meccanismi e devono giocare senza alcuna pressione!»

  • I giovani e lo sportSecondo lei lo sport è solo un passatempo o, come viene definito da più parti, è anche uno strumento per lo sviluppo di una personalità armonica ed equilibrata, che può porre le basi per un’apertura a valori più alti quali la cultura, la partecipazione sociale e la solidarietà?

R:« Lo sport deve essere preso praticato prima di tutto come passatempo dai ragazzi. Per noi allenatori deve essere uno strumento educativo: il vero fallimento per un allenatore è non aver trasmesso determinati valori ai ragazzi!».

  • Cosa ha rappresentato lo sport nella sua adolescenza?

R:« Da bambino, come succede speso a quella età, sognavo di poter fare il calciatore: lo sport è stato sempre al centro della mia vita e, anche se non sono arrivato ai livelli che speravo, sono contentissimo perché mi ha fatto crescere. Inoltre, poter fare come lavoro ciò che amo… penso sia la più grande vittoria della mia vita!»

 

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