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Il pomo della discordia o della sessualità dissimulata

il pomo della discordiaLamezia Terme, 2 novembre 2017, Teatro Comunale Grandinetti. In scena, per “Vacantiandu 2017” rassegna teatrale della città di Lamezia Terme, direzione artistica Diego Ruiz e Nico Morelli, direzione amministrativa Walter Vasta Il pomo della discordia, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Carlo Buccirosso con Maria Nazionale e un eccellente cast di attori.

Radici mitologiche per una commedia dal forte gusto contemporaneo nella quale la comicità nasce dal gioco leggero della semplicità e del sentimento rifuggendo dall’opportunismo volgare e dagli stereotipi della comicità stessa ovvero l’aggressione nei confronti dell’oggetto di cui si “ride”.

La scena allinea elementi di un salotto borghese arredato con mobili antichi. Il tema della separatezza e della continuità interno/esterno è risolto da Gilda Cerullo e Renato Lori con un leggero sipario fumé che segna il limite con il terrazzo fiorito di bouganville dove ha luogo una scena che pare voglia essere un delicato omaggio a Questi fantasmi di Eduardo. Belli e curatissimi nei particolari gli abiti firmati da Zaira De Vincentiis, rigoroso e poetico il disegno luci di Francesco Ardinolf.
E Carlo Buccirosso è maestro di penna e di palcoscenico in questo suo rapporto “domestico” con il teatro quasi da far dimenticare allo spettatore di assistere ad una finzione. Si chiama verità scenica. Mesto e scattante, egli scivola dentro il personaggio del notaio Tramontano miscelando naturalezza e mestiere, straniamento e carisma, distacco signorile e intimità nostalgica, astinenza e profusione tecnica giocando sul perfetto equilibrio tra risparmio e consumo dell’arte comica.
Ancora una volta si parla di famiglia, intesa come istituzione, e Buccirosso ne mette in evidenza distorsioni, dissidi e conflitti. Le tematiche sono di strettissima attualità: omofobia e omosessualità. E qui l’autore/autore/regista diventa un grande razionalista dei sentimenti. Un gioco crudele il suo, condotto con tagliente ironia e misurato cinismo ma mai perverso o gratuito sì che l’imbarazzo degli altri diventa la sua forza. Ma la sorpresa, l’acme, lo svelamento non cambiano nulla. Semplicemente qualcuno si ritrova e qualcun altro è beffato fino alla pacificazione finale affidata a una canzone scritta da Sal Da Vinci che firma tutte le musiche dello spettacolo e duettata con Maria Nazionale, una delle più belle voci di Napoli che in questa pièce dà prova di grande attrice nel ruolo di mamma Angela.


Una totale padronanza dello spazio scenico e una voce persuasiva, gestita con l’astuzia dell’intelligenza: dolce, decisa, malinconica quando ha da essere. Una figura femminile a tutto tondo, mamma protettiva e moglie conciliante (ma mai sottomessa), donna moderna ma con valori antichi. Ha rinunciato alla sua carriera (studiava al conservatorio) per  curare la propria famiglia e forse è proprio lo studio ad averla resa emancipata e capace di leggere e di aderire pienamente alla realtà anche se il tema della rinuncia e della attesa della donna per l’uomo che ama sono i termini di un rapporto maschile-femminile che appartengono da sempre alla storia della cultura e del costume meridionali.

Ma lo spettacolo è anche e, soprattutto, un lavoro corale. La scioltezza degli attori (alcuni molto giovani ma dotati per il canto, il ballo e i movimenti gestuali) coinvolge i personaggi in un realismo coerente individuandoli senza caricature.

Misurata l’interpretazione di Giordano Bassetti nel ruolo di Achille, figlio gay della coppia. Un personaggio un po’ malinconico e con un dolore represso dovuto  alla impossibilità di stabilire un dialogo con il padre al quale chiede la propria legittimità ad esistere. Ma la cecità (apparente) del  padre  lo costringe a vivere nel rimando del desiderio denegato e trattenuto nel rimorso fino all’outing urlato e liberatorio a cui non può più sottrarsi, pena una vita scollata, impedita ad amare.

Eclettico, esuberante, trasformista Mauro de Palma nel ruolo di Manuel che costeggia il mito della Femminilità nella sua interpretazione en travesti esibendo una fisicità prorompente e statuaria su tacco 12, un meticoloso lavoro di trucco e parrucco e abiti che vanno dal sexy tubino nero ornato di motivo floreale e piume di struzzo, allo sgambatissimo body di paillette rosa che fa tanto avanspettacolo fino al sontuoso abito-sirena, omaggio palese alla divina Callas e per finire un unconventional doppiopetto grigio spezzato da un papillon rosso che fa pendant con la pochette e con un paio di audaci décolleté.

Forte e limpida nella personalità, disponibile e generosa la Francesca di Claudiafederica Petrella, sorella e alter-ego di Achille.

Vivaci e piene di brio le interpretazioni di Matteo Tugnoli/Christian ed Elvira Zingone/ Sara che dimostrano anche brillanti doti coreutiche.

Decisa e impertinente Monica Assante di Tatisso nel ruolo di Adelina, fedele e fidata cameriera della famiglia Tramontano.

Divertente e, a volte, improvvido ma molto abile nel condurre il doppio gioco sulla propria identità sessuale l’architetto Oscar D’Ambrosio di Peppe Miale.

Elegante e professionale ma con una punta di pudica civetteria Fiorella Zullo nel ruolo della dottoressa Marianna Formisano.

Perfetto Gino Monteleone nell’interpretazione dell’avvocato Zambrano, ruolo  gestito con controllo del gesto e limpidezza vocale.

Il risultato è una commedia ricca di intelligenza e ironia calata in una contemporaneità gravida di tabù sociali dove l’omosessualità, in tutte le sue declinazioni, è una condizione vissuta ancora in termini di disagio, di discriminazione e di censura. A questo si innestano l’eterno conflitto tra genitori e figli e la famiglia come microcosmo della realtà sociale in cui tutti siamo immersi. Eppure il pregio di questo lavoro drammaturgico è di aver saputo rappresentare le difficoltà che si incontrano per il superamento dei pregiudizi e per l‘affermazione della propria identità sessuale con diritto di trattamento paritario nella convivenza civile. Anche il travestitismo e certa esagerazione enfatica degli atteggiamenti che appartengono non solo al vissuto e alla mitologia del mondo omosessuale ma che rispecchiano l’immaginario collettivo proposto, per anni, dai media viene qui recuperato in chiave autoironica e giocosa, come un divertissement. Nessuna indulgenza o concessione retorica ma un punto di vista “altro”, più interiore, quello di un “padre in cerca di redenzione nella sua famiglia”. Un padre che attraverso un doloroso viaggio interiore sa mettersi in discussione per addivenire all’accettazione di sé e degli altri sia nella sfera emotiva sia in quella etica.

Peace&love e applausi scroscianti per tutti.

Giovanna Villella

[foto di scena Ennio Stranieri]

 

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