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Intervista a Claudio Petronetti, autore del romanzo Ricordami il futuro

Petronetti libro Ricordami il futuro

Intervista in esclusiva a Claudio Petronetti, autore di Ricordami il futuro, edito da Link edizioni. Il libro, dall’imminente uscita, racconta una storia ambientata nella Lamezia Terme del 2068; non una città del futuro, ma solamente, come specifica l’autore stesso, “la Lamezia Terme che già sarebbe dovuta essere oggi se in questi primi cinquant’anni le cose fossero andate come si deve.”

 

Hai avuto modo di accennare al tuo romanzo d’esordio durante la serata del 4 gennaio al teatro Grandinetti, in occasione delle celebrazioni per il cinquantennale della città di Lamezia Terme. La storia da te narrata deriva dall’amore incondizionato che nutri per la città: parlaci quindi della genesi di Ricordami il futuro. Come si è sviluppata in te l’idea di scrivere questo romanzo?

«Ricordami il futuro ha almeno due o tre genesi. La prima è quella storica che deriva da come sono cresciuto a Lamezia Terme, dai tempi della scuola e dall’amore che fin da allora provavo per la mia città. Crescendo mi sono reso conto che si parlava di Lamezia solo in maniera negativa, per la mafia e in generale: quando si parlava di Lamezia era soltanto per cose negative. Quindi ho iniziato a domandarmi se era veramente così e per fare questo mi sono chiesto cosa aveva da offrire Lamezia Terme a livello pratico. Ho cominciato dunque a leggere alcuni libri soprattutto dello storico Vincenzo Villella, tra cui Scheria, la terra dei Feaci, per capire la storia nascosta dietro Terina, dietro il Bastione di Malta e il Castello Normanno-Svevo. Lì ho capito che abbiamo così tante cose che se ne potrebbe parlare ogni giorno ai telegiornali anziché parlare solo di mafia.
In maniera più pratica il libro è nato due anni fa, durante il mio anno di Servizio civile nazionale, quando ci è stato chiesto da Maria Scaramuzzino di scrivere uno storytelling che si basasse sui nostri progetti. Così ho cominciato a scrivere una storia basata su Lamezia, con questo turista che girava la città e la scopriva grazie alle tante cose che ci sono, aperte e non chiuse. Più avanti abbiamo capito che [questo lavoro] non era solo uno storytelling, ma poteva diventare un romanzo.»

 

Prossimamente nelle librerie, Ricordami il futuro è una storia incentrata su due temi principali: l’amore verso la città di Lamezia Terme e il morbo di Alzheimer. Come si sposano le due cose nel romanzo?

«Si sposano prima di tutto in maniera metaforica. Ho voluto così perché l’Alzheimer è una metafora di tutti noi lametini, riferito alla città di Lamezia, perché abbiamo tutti dimenticato il passato nascosto nei nostri luoghi. Due dei protagonisti del romanzo sono Antonio e Antonio José, nonno e nipote. Il nonno Antonio ha il morbo di Alzheimer e il nipote, che si trova per la prima volta a Lamezia, non conosce la città, non sa nulla di Lamezia. La conoscerà solo attraverso le parole del nonno. Il problema è che il nonno, affetto dal morbo, riuscirà a ricordare solo la Lamezia incompleta e incompiuta del suo passato, quella del nostro presente. Non riesce a ricordare e a vedere quella che è Lamezia Terme del 2068, la città perfetta che noi tutti sogniamo. Il nipote inizia dunque a scoprire questa città un po’ grazie alle parole del nonno, per capire com’era in passato, ma soprattutto la visita nel presente e scopre che è una città meravigliosa. Poi vedremo se Antonio José si innamorerà o meno di Lamezia.»

  Intervista Petronetti

Qual è la Lamezia Terme descritta nel romanzo?

«Non è la Lamezia Terme del futuro, ma la Lamezia Terme che già sarebbe dovuta essere oggi se in questi primi cinquant’anni le cose fossero andate come si deve. Come dico sempre, non ci sono grattacieli, non ci sono navicelle, non c’è niente di futuristico, ci sono le cose già nostre, il Castello, Terina, l’Abbazia benedettina, il Bastione, il mare, il lungomare, i centri storici, Caronte. Tutte queste cose già nostre, ma valorizzate; quindi aperte ai turisti, con guide turistiche, con autobus che non normali mezzi, ma autobus con al loro interno delle biblioteche. È la Lamezia di oggi, ma valorizzata. Che vive di turismo.»

 

Continuiamo a parlare dell’opera. Chi sono i protagonisti di Ricordami il futuro?

«C’è Antonio José che è un ragazzo cubano, un trentacinquenne di origini lametine perché i genitori erano lametini e, nei giorni nostri, furono costretti a emigrare a Cuba per ragioni di lavoro. Questo ragazzo nel 2068, il presente del libro, è costretto, per motivi che poi leggerete, a venire a Lamezia Terme per lavoro, in maniera paradossale. Lui però non conosce Lamezia, anzi la odia, così come odia il nonno, che non ha mai conosciuto.
L’altro protagonista è proprio il nonno che si chiama Antonio e che vive a Casa Alzal perché ha il morbo di Alzheimer. Non sa di avere questo nipote e non sa che Lamezia nel 2068 è diventata perfetta; riesce solo a ricordare quella del passato. Poi ci sono altri personaggi che sembrano secondari ma non lo sono, come Giovanni, l’autista di un autobus, che sarà un po’ il Caronte di Antonio José, Teresa, un altro personaggio importante, e anche Rosa, l’infermiera di Casa Alzal.»

 Ricordami il futuro libro

Cosa porteresti dalla Lamezia attuale, quella del 2018, nella Lamezia del 2068? Ovvero, cosa vorresti che non cambiasse da qui a cinquant’anni?

«Porterei tutto tranne la mentalità attuale. Perché l’unica cosa che deve cambiare è la mentalità. Senza di essa non ci sarebbe più nemmeno la mafia, che nel romanzo è raccontata come un fenomeno passato che non esiste più nel 2068. Spiegherò anche perché non c’è più la mafia. Il cambio di mentalità fa sconfiggere la criminalità e le dinamiche del “se voglio lavorare devo accettare determinate cose”.»

 

“I have a dream” era una delle frasi più celebri di Martin Luther King. Con le dovute proporzioni, qual è il sogno di Claudio Petronetti in vista di questa pubblicazione e successivamente ai 50 anni della città?

«Il sogno principale è che chi leggerà questo romanzo possa entrare all’interno della città, possa capire che non è una utopia, ma è possibile. Le poche persone che hanno letto già il romanzo mi hanno confermato che si sono sentiti riconciliati con Lamezia, cioè sono entrati in un’atmosfera che non si aspettavano. L’obiettivo è far sentire chi legge il romanzo un po’ in colpa e un po’ stupido, nel veder descritti il Castello o Caronte in un determinato modo e capire che non ci vuole poi tanto a renderli veramente a quel mondo.»

Antonio Pagliuso

 

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