Litweb

La favola della gabbietta: la favola di due mondi

Nella sala Giuseppe Perri, Pierpaolo Bonaccurso controlla l’acustica per rendere la lettura ottimale e le persone giunte si scambiano saluti e notizie di eventi della Lamezia Terme che vuole rinascere dalle ceneri, aizzare nuovo fuoco di cultura per darsi una nuova possibilità.

Giacinto Gaetano, direttore del sistema bibliotecario, inaugura il quinto ciclo del Maggio dei Libri, manifestazione  letteraria promossa  dal Ministero dei Beni Culturali.
Da oggi, 6 Maggio, fino al 30 Maggio seguiranno 28 appuntamenti, «Stasera iniziamo con Ippolita Luzzo che ci ha tenuto a questa data per un motivo che le sta molto a cuore: è il secondo anniversario dalla scomparsa dell’amico Gianni Caruso, psicologo lametino, al quale lei ha dedicato l’evento».
Anche l’amico Tommaso, che discorre con Ippolita è contento dell’evento per due motivi: «Uno perché l’invito viene da Ippolita, una delle persone più importanti culturalmente di questa città, in maniera disinteressata, ha un blog, si è adeguata ai tempi e attraverso la rete ha un contatto diretto soprattutto con i giovani. E il secondo motivo è che il secondo anniversario dalla morte di Gianni.
Si ha la brutta abitudine di celebrare le persone quando non ci sono più, dovremmo invertire questa tendenza. Gianni Caruso è stato uno dei pochi uomini capaci di muovere le folle, un funerale così partecipato, non lo ricordavo. La nostra comunità senza di lui si è impoverita perché era un uomo capace di dare un sostegno concreto dall’alto delle sue competenze».
Un uomo dalla parola buona per tutti che riusciva a convincere gli altri a credere in se stessi. «Un valore sconfinato in una terra di sconfitti, perché spesso riteniamo di non valere molto». L’amico era un uomo evoluto perché in grado di comunicare. «Il destino ha voluto che Gianni ci abbandonasse ma noi continueremo a ricordarlo con occasioni del genere».
E poi la voglia di parlare di e con l’amico la comunica Ippolita con la lettura di Cinquantacinque anni sono pochi, una lettera a Gianni che lei  scrisse alla notizia della sua morte, lui che,  profeticamente, nel suo libro Il cuore in gola, ha per  protagonista un uomo che  muore per infarto.
La professoressa non ha mai parlato nella sua vita, adesso invece chiede di essere corretta
E  prosegue nel rinnovo dei ricordi, condividendo le sue carte con le persone presenti ad ascoltare la sua voce. E poi si dà inizio a La favola della Gabbietta nella quale «la seduzione di un tasto è mortale come il canto della sirena». La gabbietta è quel qualcuno che non esiste ma al quale diamo la possibilità di avere quel che noi siamo. Un mondo virtuale nel quale ognuno possa essere quel che vuole.
«Forse chi ha inventato la gabbietta voleva regalare un sogno per dismettere un vivere che non ci piace più». Ma è solo un anestesia momentanea di una solitudine che dà estrema importanza al mezzo. «Non si resero conto che erano loro a dare il potere alla gabbietta. Dovevano uscire dal guscio, uscire per strada».
Per poi rendersi conto che in seguito avrebbero vissuto in un mondo o nell’altro…

Giovanna Saladino

Avv9jP8VtqYoLIsXsRY6YIirKtj3USuyj48BDRtzwsJ0 AthySzJ6tUDlWda-aWtnXt6MgnI7u4BlHvR0Q_ogXcAG ArU7nDt9oVAt3AjsKUBrGQnqo-x7wi9MM8tgsGp3ICkz Av5sgj_JNrzgMwQJ-n14gkXXJHg5OBBB4POhliG-hDna Au-QMTP_K3kvtocEem7KR6cB-82KV8--JMJPby9aD39p

Pubblicità

Pubblicità