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L’astrofisica calabrese Sandra Savaglio incontra gli studenti lametini

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L’astrofisica ai giovani: “studiate e seguite con determinazione i vostri sogni”

LAMEZIA. “Fare ricerca in Italia significa cercare di vincere i cento metri alle Olimpiadi con una palla di ferro attaccata al piede: alla fine puoi essere anche l’atleta più forte del mondo, ma fai molta più fatica degli altri”, con queste parole l’astrofisica calabrese Sandra Savaglio descrive il contesto scientifico italiano, un mondo di cervelli senza attenzioni e risorse. “Sfortunatamente la scienza nel nostro Paese non è considerata una priorità. È difficile che possa cambiare questa situazione anche se l’auspicio è proprio quello”.

Sandra Savaglio sa bene cosa vuol dire fare ricerca, in quanto lavora attualmente su questo all’Università della Calabria e ha alle spalle un curriculum internazionale degno di nota. Infatti, in seguito al dottorato in fisica all’Università della Calabria, è divenuta Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (Monaco di Baviera), la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute (Baltimora).

Proprio sull’annosa questione della ricerca italiana si è soffermata nel 2006 quando, insieme a Mario Caligiuri, ha scritto un libro-denuncia. Nel 2004 invece si è guadagnata copertina della rivista americana Time testimoniando la fuga dei cervelli europei negli Stati uniti. La Savaglio ha quindi insegnato astrofisica alla Johns Hopkins University a Baltimora, l’Università della Calabria e l’Università Tecnica a Monaco di Baviera.

In occasione del Festival della Scienza organizzato dal liceo scientifico “Galileo Galilei”, l’astrofisica ha avuto modo di incontrare gli studenti lametini per fare il punto sul valore della scienza e dello studio.

In merito all’esperienza statunitense, Sandra Savaglio spiega che “è stata molto formativa, un ambiente estremamente diverso rispetto a quello europeo e italiano. Si è trattato di un percorso molto importante per me, tanto che consiglio a tutti di fare esperienze simili. Tuttavia scegliere di rimanere lì tutta la vita per me sarebbe stato troppo complicato, anche se ci sono così tanti italiani che sembra di stare a casa”.

“Negli Stati uniti, in principio ho lavorato in un istituto che gestisce un telescopio importante che si chiama Hubble, che è uno strumento utilizzato dalla NASA la cui gestione prevede anche una partecipazione europea. Tant’è che io sono arrivata lì grazie a una borsa di studio europea, poi ci sono rimasta per sette anni insegnando anche all’università”, ha sottolineato l’astrofisica calabrese.

Poi è arrivata l’offerta che non poteva rifiutare, quella del ritorno.

“Ho colto l’opportunità di insegnare e fare ricerca qui, a casa mia. Ci ho pensato due secondi, forse tre, e ho detto ‘sì’! Penso che questa possa considerarsi come la decisione definitiva della mia vita, tornare a casa dopo aver viaggiato tanto”.

Andare e tornare, muoversi con in mano l’unico bagaglio formato dalle proprie competenze, dalle proprie esperienze, è stata questa la scelta di Sandra Savaglio, una scelta che sente di dover condividere soprattutto coi giovani, con gli studenti.

“Ai giovani, agli studenti, ripeto sempre che, se hanno un desiderio, di qualsiasi entità esso sia, devono cercare di raggiungere quell’obiettivo. Se questi ragazzi intendono fare scienza, non ci sono scuse. Non bisogna per forza stare in un posto dove la scienza non è riconosciuta”.

Secondo l’astrofisica, infine, “il punto di partenza è lo studio, bisogna studiare bene e nel nostro Paese ci sono scuole ottime, anche in Calabria. I contesti possono essere difficili, ma non bisogna mollare. Bisogna essere determinati. Soprattutto le ragazze. La scienza non è solo per i maschi. In Italia ci sono tante donne di scienza che si fanno valere. Anche tra i miei studenti ci sono ragazze studiose, forti e determinate”.

Redazione

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