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In Calabria l’arte mette la politica da parte, fortunatamente!

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vozza

È in atto un’informazione denigratoria (peraltro eccedente) a carico della nostra terra, da giorni nel mirino di uno sciacallaggio mediatico: per di più, in tutto ciò, c’è uno scaricabarile da far paura, su sui preferisco passare oltre

Dico solo che Cotticelli, Zuccatelli, Gaudio si prestano a materia di canto, mentre le risate corrono grasse ovunque, purtroppo! Speriamo che Mostarda apra un’altra confettura, ce lo auguriamo!  Che aggiungere!? Meno male che la letteratura pensa a risanare, al contrario della nostra sanità, che, oramai, è tema scottante sotto gli occhi di tutti. Il pensiero, in questo momento, va a Franco Costabile, compagno d’Ungaretti, la cui immagine di Sud restava, comunque, magnetica, pur nelle sue contraddizioni:

Calabria, / casa sempre aperta. / Un arancio / il tuo cuore, / succo d’aurora. / Calabria, / rosa nel bicchiere.

Un semplice boccale, come tanti altri angionimi meridiani, per farsi la bocca della terra bruzia, che nessuno può permettersi di far imbrutire, senza pensare a proposte e soluzioni.

«I recipienti per gli usi più comuni hanno, tra i contadini calabresi, un’armonia di linee, un incanto di colori che di gran lunga supera qualsiasi prodotto dei nostri più ambiziosi negozi di porcellane. Qui si vede ancora una traccia dell’antica civiltà. Devono esservi grandi capacità in un popolo che ha conservato questa esigenza di bellezza attraverso secoli di sofferenza e di schiavitù» (George Gissing).

Anche questa “vozza” ci impasta di quel mistero genesiaco che si fa rivelazione persino nelle Apocalissi: eppure, si fa a gara a scrivere che qui da noi è venuta la fine del mondo, e mi sembra un’esagerazione! Va bè che Cristo si è fermato ad Eboli, però!!!

Francesco Polopoli