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Diego Armando Maradona, grande campione del calcio, scoperto dal calabrese Settimio Aloisio

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Il mondo piange il Pibe de oro ma forse nessuno sa che la fortuna calcistica di Diego Armando Maradona è stata la conoscenza con un calabrese, Settimio Aloisio originario di Aiello Calabro emigrato in Argentina.

Calabria e Buenos Aires hanno un filo su cui hanno viaggiato transatlantici, padri e figli che hanno reso l’Argentina terra di bellezza e contraddizioni. Argentina vuol dire Maradona e significa anche Meridione. Come in tutti i Sud del mondo esistono le calamite.  Calabria e Diego si sono incontrati con Settimio Aloisio, aiellese nel mondo, come ricorda il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci. Da qui inizia il racconto che anticipa la leggenda. Fu quest’ultimo ad accorgersi della sua grandezza. La parabola del Pibe de oro cominciò a Lanus solo 60 anni fa, in un’Argentina povera, primo figlio maschio di papà Chitoro, pescatore di “dorados” e mamma Tota.  La palla è uno dei primi regali che riceve da suo cugino. Già a 10 anni il suo straordinario talento mandava in delirio il pubblico, a 11 era il leader delle “cebollitas”.

Settimio Aloisio

L’aiellese Settimio Aloisio, appassionato di calcio e allora presidente dell’Argentinos Juniors, fu lui ad insistere con Gianni Di Marzio per un ingaggio al giovanissimo Maradona a Napoli. Da lì l’ascesa inarrestabile e travolgente: a soli 17 anni viene convocato in nazionale. Di Marzio, colui che tra l’altro fece sognare il Cosenza in Serie B, fece poi di tutto per portarlo in Italia. Nel 1984 arrivò a Napoli.  Da qui la sua leggenda si consolidò e divenne quella che noi tutti conosciamo: ha riscattato una città intera e il suo orgoglio e fu vanto per tutto il Sud Italia. La mano di Dio se ne è andata – conclude il presidente della Provincia di Cosenza – ma le sue imprese resteranno per sempre».

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