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Fermi amministrativi su autoveicoli in regola, cosa sta succedendo?

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bollo auto

Bollo auto non pagato nel 2013 con avviso di accertamento in maggio 2016 fa scattare un fermo amministrativo su un’altra auto immatricolata nel 2019 e acquistata nel 2020 e in regola

 Comunicato stampa

Federcontribuenti: ”in pratica non potendo pretendere il pagamento di un bollo palesemente prescritto su una macchina, tra l’altro, cancellata al PRA, iscrivono un fermo amministrativo su un’auto in regola come forma di ricatto. Non solo, i concessionari per la riscossione regionali iscrivono il fermo amministrativo su tutte le auto in possesso dello stesso titolare, cosa comune nelle famiglie italiane – alla faccia della pace fiscale”. Come difendersi in caso di illegittimo fermo amministrativo?

Mentre l’AdER da decreto ha sospeso fino al prossimo 30 maggio l’invio delle cartelle esattoriali le concessionarie regionali per la riscossione dei tributi hanno ripreso il proprio lavoro a pieno regime: ”I contribuenti non devono attendere miracoli, nuovi condoni o sospensioni, ma devono intervenire tempestivamente al fine di tutelarsi da sicure aggressioni. Nel caso di questo contribuente possiamo vedere tangibilmente quanto contorti possono essere i meccanismi di riscossione coattiva. Questo bollo auto del 2013 non poteva essere preteso diversamente se non con un ricatto. Questo contribuente è ora assistito da noi e stiamo già agendo per la sospensione prima e il contenzioso poi”.

Non servono i condoni, serve rispettare il limite di reddito e le normative già presenti.

”Inutile fare proclami di condoni, sospensioni o rottamazioni se non si interviene sulla base della carta costituzionale: – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività – . Per rispettare la costituzione lo Stato italiano dovrebbe conoscere la capacità reddituale di ogni cittadino italiano invece, tra giochi di prestigio e false riforme i furbetti continuano ad essere tali mentre i contribuenti restano schiacciati in un angolo e spaventati da continui invii che, sommandoli, superano di gran lunga la capacità contributiva di quella famiglia”.

Basta con bonus e paghette varie date a chiunque sulla base di un ISEE facilmente falsificabile: ”ogni cittadino italiano dalla nascita deve avere una propria scheda reddituale con un conto bancario gratuito a vita e riconosciutogli come il codice fiscale e non tiriamo in ballo la privacy perché siamo stanchi di soccorrere onesti contribuenti caduti in miseria da un lato e grassi disonesti, parassiti che vivono succhiando soldi senza averne alcun diritto dall’altro.

 

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