Fondazione Terina. Nesci e Parentela (M5S): “Oliverio parolaio. Il caso è nazionale”

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I deputati M5s Dalila Nesci e Paolo Parentela - LameziaTerme.it

 Nesci e Parentela: “ragnatele ai costosissimi macchinari”

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I deputati M5s Dalila Nesci e Paolo Parentela

Comunicato stampa:

«Anche sul futuro della Fondazione Terina il governatore Mario Oliverio si è rivelato un parolaio. Più di un anno fa aveva promesso il rilancio dell’ente regionale e la riorganizzazione produttiva dei dipendenti. Ad oggi tutto è invece rimasto come era».

Lo affermano, in una nota, i deputati M5s Dalila Nesci e Paolo Parentela, che l’anno scorso avevano promosso un tavolo per l’utilizzo delle tecnologie e delle professionalità di Terina a vantaggio del settore agroalimentare calabrese. Lì Oliverio aveva assunto l’impegno di avviare un nuovo corso per lo stesso ente regionale.

«Il Cantiere Calabria del Pd – incalzano i parlamentari 5stelle – è una balla cosmica, se Oliverio continua a ignorare che per le apparecchiature della Fondazione Terina sono stati spesi oltre 10milioni dei contribuenti e i lavoratori dell’ente sono sempre costretti a girarsi i pollici e a non ricevere lo stipendio, stavolta con quasi quattro mensilità arretrate».

«Non si capisce – attaccano i parlamentari 5stelle – il motivo per cui la Regione non abbia ancora provveduto alla razionalizzazione del personale di Terina, e dunque a trasferimenti all’epoca annunciati. Inoltre non è noto il motivo per cui per la Fondazione, sempre commissariata alla calabrese, non abbia un nuovo direttore scientifico, atteso che il precedente uscì di scena dopo che il Movimento chiese conto anche al Miur dell’impiego dei milioni pubblici erogati per le attività dell’ente regionale. Infine non è dato sapere perché le risorse per i dipendenti non possano essere inserite in bilancio in modo da evitare che vengano pignorate dai creditori».

«Se i macchinari di Terina – concludono Nesci e Parentela – devono ancora restare fermi, si vendano e se ne usi il ricavato per creare reddito. Lasciarle alle ragnatele è un peccato politico imperdonabile, che giornalisti come Stella, Rizzo o Iacona dovrebbero raccontare agli italiani».

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