Il Segreto: una (soap) opera teatrale, forse!

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Puntata pomeridiana – Belen si trova in paese con una vicina e Nicolas si propone di andare a cercarla. Cristobal Garrigues comincia a riprendersi e firma i documenti di Donna Francisca, ma inizia a sospettare qualcosa.
Nemmeno Severo vive tranquillo: le ricerche fatte insieme a Carmelo sembrano far capire che la Montenegro sta cercando di prenderli in giro, e Adela lo conferma. Matias e Beatriz intanto sistemano il loro nido d’amore e sono felici ma…
Il SegretoPuntata in prima serata – Donna Francisca rivela a Raimundo di aver deciso di prendere possesso delle proprietà di Severo Santacruz, ma lui cerca di dissuaderla.
Onesimo e Hipolito tentano di convincere gli abitanti di Puente Viejo a usare la nuova parola che hanno ideato. Hernando deve tornare a casa poco dopo essere partito e così trova Camila, Beatriz e Nicolas insieme alla piccola Belen.
Hernando si infuria con Camila, che gli ha tenuto nascosto il suo piano, poi però chiede scusa alla consorte e i due fanno pace. In seguito, lui confessa a Don Anselmo di aver detto una bugia molto più grave alla moglie.
Fin qui il prima ed il poi di una puntata spezzettata, come un volo aereo a due tempi, nell’arco della stessa giornata, ma onde attutire crisi vagali a conati di vomitus, provo subito a ricordare come c’entri, un po’ marginalmente, in tutto questo, anche il teatro antico, madre delle nostre soap-opera.
Penso, che ne so, ad un’Andria di Terenzio, altrettanto episodica ed intrecciata come un tele-romanzo di oggi: tutta-via lo spettacolo, come via a tutta la rappresentazione, aveva, un tempo, un valore squisitamente pedagogico, teso quantomeno a nutrire lo spirito cittadino, mentre il pubblico di oggi, nel sorbirsi “saponette” (perché soap, significa sostanzialmente questo!) cade in una forma di picacismo, che è torpore mentale allo stato impuro.
Dall’esperienza della tradizione dovremmo trarre spunti e riflessioni per allenare la mente su un livello di sapienza (dal lat. sapio= aver sapore) di maggior gusto.
Possa la cultura, quindi, essere come l’Expo: il menu per i cervelli, all’insegna di una buona vitamina classica!
Detto ciò, vorrei passare alla fabula terenziana, prima di far rilevare uno iato tra allora ed ora in fatto di trame. Treme-ranno, alla fin fine, le vene e i polsi, in una punta di presunzione, forse: parola di Dante, in quella tele-novela divina, che finora, ha raggiunto il maggior share d’ascolti, cento puntate a parte!
L’Andria (del 166 a. C.) tratta dell’omonima commedia di Menandro, ma contaminata con l’inserzione di parti tratte da un’altra opera teatrale dello stesso autore, la Perinthĭa.
Il giovane Panfilo ama Glicerio, una ragazza originaria dell’isola di Andro, che vive presso una cortigiana. Il padre di Panfilo vuole che il figlio sposi Filúmena, la figlia di Cremete, un vicino di casa, amata a sua volta da Carino, un amico di Panfilo.
Questo è aiutato dal servo Davo, ma sarà il riconoscimento a sciogliere i nodi dell’intricata vicenda: Glicerio, che nel frattempo ha dato alla luce un bambino, si scopre figlia di Cremete e può sposare Panfilo, mentre Filúmena andrà sposa a Carino
( G. Garbarino).

Insomma, a ben vedere, un Beautiful in versione datata!

Però, a fare da discrimine, e non è poco, è un kit di pillole di saggezza, che qui rimediano, lì, invece, per penuria, ammaliano, ammalando.

Facile omes, cum valemus, recta consilia aegrotis damus ( v. 309): “ E’ facile per tutti, quando si sta bene, dar buoni consigli a chi è malato”, alias “E’ meglio tacere, se non si ha esperienza: un po’ come parlare di corda a casa dell’impiccato!”.

Omnia experiri certum est prius quam pereo ( v.311): “ Son deciso a tentar tutto prima di darmi per vinto”, cioè “Chi la dura, la vince”.

Amantium irae amoris integratio est (v.555): “Liti di innamorati, riaccendersi d’amore”, come a dire “l’amore senza baruffa fa muffa”.

Deceptus sum, at non defatigatus (v. 669) : “Mi sono ingannato, ma non mi sono perso d’animo”, ovvero “ Ccà nisciuno è fesso!”.

Oltre alle parole, si pensa: qui è il metateatro di chi continua il copione, nello scenario dei propri valori, da protagonista: il livello di maturità è anche  prendere atto di una buona visione (non a caso, nel lessico greco, il verbo vedere accomunava in compresenza semantica anche l’aspetto cognitivo: un intellettualismo visivo con ricadute pragmatiche!).

Ci Vedo chiaro, come per le salviettine umidificate!?

Sì, ma con le idee chiare e distinte, al modo di Cartesio!

Res cogitans, semper! Rex centrifuga-mente, no, grazie!

Prof. Francesco Polopoli

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