LA PORTA di Achille Iera, Gianluca Vetromilo

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Il tempo, la sua consistenza, la mancanza: l’attesa.

Tic-tac, tic-tac: non c’è realmente un orologio, ma anche senza rumore si avverte il senso profondo dell’attesa ancor prima che lo spettacolo La Porta cominci, nella Biblioteca Comunale Oreste Borrello, a Lamezia, mentre qualcuno chiede “ma inizia puntuale?”. Perché è l’attesa una delle protagoniste simboliche de La Porta, e continua all’interno della sala della messa in scena, dove son seduti in una fila di sedie i protagonisti Cristian Greco, Chiara Sacco, Antonio Saladino, Alessia Severi, Nello Teocoli.

La blogger Ippolita Luzzo ha intravisto Aspettando Godot, a noi invece piace aspettare Ulisse insieme alla moglie Penelope: che attendeva il suo amato, e nell’estenuante attesa racconta. Perché allo stesso modo attendono e ingannano il Tempo i giovani attori: attraverso il ricordo, la memoria -dei momenti passati- come serbatoio di paure e legata alla frustrazione e alla rabbia, allo scoramento e alla vacua percezione di un vuoto quotidiano.

 

È ovvio che lo spettatore continui a percepire il senso di attesa, e continui a chiedersi che cosa si aspetta: ed ecco allora l’intuizione dei registi Achille Iera e Gianluca Vetromilo, che decidono di svoltare narrativamente rileggono e approfondiscono, con i loro attori/allievi, Il Malato Immaginario di Molière.

Nella commedia in tre atti del drammaturgo francese non si può non ricordare che il termine “immaginario” nella Francia del XVII secolo significava “pazzo”, né si può dimenticare l’interpretazione data da uno dei più grandi interpreti italiani, Alberto Sordi. E quindi anche La Porta, come nel Malato, ha come oggetto della propria satira la mania ipocondriaca di un malato, presentata in lunghe pause di silenzio -in un unico atto- di queste figure, caricature di loro stessi, anche con atteggiamenti ridicoli, occasioni comiche che portano chi assiste ad immedesimarsi.

Certo, sperando che Achille e Gianluca (che aprono le porte della N.A.D.D. Academy il prossimo 26 settembre) non si siano troppo immedesimati nel dottor Purgone e nel dottor Diarroicus, perché in quel caso tutti noi speriamo che la porta si richiuda: perché quello che si aspetta è proprio l’apertura di quella porta che alla fine si aprirà ma facendo entrare il Pulcinella (ovvero il furbo della vita quotidiana), lasciando che le speranze e le attese di tutti gli altri (come quelle della Penelope di sopra) si risolvano per loro solo in un pugno di mosche.

Tutti comunque a sperare che presto arrivi il proprio turno, perché La Porta è proprio uno dei tanti modi per riuscire a far passare le proprie paure. Uccidendole mentre si consuma la loro attesa.

p.s.: va sottolineato con orgoglio che per uno degli attori, Cristian Greco, una porta si sta davvero per aprire: quella della scuola di Emma Dante. In bocca al lupo!

 

Valentina Arichetta

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