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Lamezia. Celebrato il “Perdono di Dipodi”

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Celebrato il "Perdono di Dipodi"

Noi cristiani dobbiamo avere ferma la convinzione che la prima vera gioia è il ricevere la parola di Dio

Il Signore ci parla sempre ed ogni volta ci dice la buona notizia che ogni giorno solo Lui sa darci. Nessuno ci parla come ci parla Dio. Nessuno ci ama come ci ama Dio. Il perdono è di Dio. In fondo, il perdono non è umano e per questo è così difficile, ma si riesce a perdonare grazie al Signore.

Questi alcuni passaggi dell’omelia di don Andrea Latelli, Cancelliere Vescovile, nel corso della messa officiata in occasione del “Perdono di Dipodi” che ha lucrato l’indulgenza plenaria

“Misericordia e pietà – ha aggiunto don Andrea – sono sinonimi. Nel Vangelo di oggi, Gesù è l’unico che vede la positività verso quella donna che sta per essere lapidata. Dove gli altri vedevano la fine, lui vedeva l’inizio. Gesù scende, si abbassa verso quella donna come per aiutare. Se noi vogliamo aiutare qualcuno che è in difficoltà ci abbassiamo per porgerli la mano, guardarlo negli occhi. E Dio non sta in alto ma nel punto più basso in cui ci possiamo trovare ed è da lì che dice una sola parola che basta a disarmare. Parola precisa e secca che disarma. Ecco il perdono. Ed il Signore oggi è qui per darci una speranza. Sta a noi non perdere questa occasione”.

“Le prove più dolorose della vita – ha proseguito don Andrea – sono occasioni per disarmarci. Occasioni concrete per lasciarci disarmare. La parte più dura è accettare le situazioni. A volte vogliamo rimanere ancorati a ciò che ci sta appesantendo. Ma, se il cuore finalmente si apre, basta una frase un evento che può salvarci la vita. E Gesù apre una prospettiva, un futuro”.

Un momento di intensa fede al termine del quale sono state consegnate delle candele che “sono la luce che deve illuminare le nostre vite”, ha detto il Rettore del Santuario, don Antonio Astorino, verso il quale don Andrea ha espresso pubblicamente gratitudine “perché questo luogo – ha detto – in questi anni è diventato sempre più bello, grazie anche al lavoro umile di don Antonio”.

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