Luigi Pirandello a ottant’anni dalla morte

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Era il 10 dicembre di ottant’anni fa quando la morte accoglieva a sé la vena artistica e letteraria di Luigi Pirandello. Lo scrittore italiano nasceva il 28 giugno 1867 a Girgenti, ora Agrigento, da una famiglia agiata, proprietaria di alcune zolfare della zona. Grazie alla buona condizione economica della famiglia, il giovane Pirandello può permettersi di studiare Lettere a Palermo e Roma prima di trasferirsi a Bonn, in Germania, dove si laureerà nel 1891 con una tesi sul dialetto della sua terra.
Con il rientro in Italia e l’incontro con il romanziere Luigi Capuana inizia la carriera letteraria dell’autore siciliano che troverà gloria eterna nel Nobel ricevuto dall’Accademia di Svezia nel 1934. A segnare la vita e l’opera di Luigi Pirandello la drammatica malattia cerebrale che coglie la sua consorte Maria Antonietta Portulano in seguito alla distruzione della zolfara famigliare. Proprio la disgrazia sopraggiunta sulla moglie, spingerà Pirandello ad approfondire gli studi sui meccanismi che regolano la mente e in questo periodo esce alle stampe “Il fu Mattia Pascal”, capolavoro dello scrittore agrigentino.

I suoi romanzi e le sue novelle raccolgono molti interessi e, seguendo il consiglio dell’amico commediografo Nino Martoglio, Pirandello comincia a trarne opere teatrali. Il teatro si rivelerà un altro importantissimo tassello nella carriera artistica del futuro Nobel; celebri le sue “La giara”, “Il berretto a sonagli” e “Così è (se vi pare)”.
I temi principali toccati da Pirandello sono la scomposizione dell’Io, il frantumarsi della realtà oggettiva in tante realtà soggettive e il contrasto tra vita e forma, concetti molto evidenziati in “Uno, nessuno e centomila” e “Sei personaggi in cerca d’autore”, nonché in molte delle sue novelle. La visione dello scrittore e drammaturgo nato in Sicilia – fertilissima terra che ha donato al mondo altri illustri scrittori quali Giovanni Verga, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Vitaliano Brancati, Salvatore Quasimodo e Andrea Camilleri – è assolutamente pessimista e disincantata nei confronti della vita, vissuta con l’uso delle “maschere” e per questo rifiutata fortemente in tutti i suoi aspetti.
Luigi Pirandello vive gli ultimi anni della sua vita perennemente in tournée con le sue opere fino al massimo riconoscimento del Nobel ricevuto nel 1934; sarà il terzo autore italiano ad aggiudicarsi il titolo dopo Giosuè Carducci e Grazia Deledda. Pirandello cesserà di vivere il 10 dicembre del 1936 a causa di una polmonite, lasciando scritto di non divulgare presto la notizia della sua morte e di organizzare dei funerali in maniera più austera possibile.

Antonio Pagliuso

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