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Operazione “Sistema Cosenza”: indagati 15 dirigenti Asp (VIDEO)

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Operazione “Sistema Cosenza”: indagati 15 dirigenti Asp

Contestati  reati  di  “abuso  d’ufficio” e  “falso  in  atto pubblico” nei  confronti di 15 dirigenti e funzionari dell’azienda sanitaria provinciale di  Cosenza e della Regione Calabria

Notificati 6 divieti di  dimora e 9 inviti  a rendere interrogatorio.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno eseguito n. 6 misure cautelari personali del divieto di dimora nella Regione Calabria (3) e nel Comune di Cosenza (3), nei confronti del Direttore Generale, del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario in servizio presso l’A.S.P. di Cosenza negli anni 2016-2017-2018 nonché nei confronti del Direttore U.O.C. Affari Legali e Contenzioso pro-tempore presso l’A.S.P. di Cosenza, in carica fino mese di agosto 2020, del Direttore UOC Gestione Risorse Umane presso l’A.S.P. di Cosenza e di un collaboratore Amministrativo. Contestualmente, sono stati notificati gli avvisi di fissazione dell’interrogatorio, ex art. 289 c.p.p. in relazione alla richiesta di misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio, avanzata dalla Procura della Repubblica di Cosenza nei confronti di ulteriori n. 9 indagati.

Tra i destinatari della misura di divieto di dimora l’ex direttore generale dell’Asp Raffaele Mauro, i dirigenti Remigio Magnelli, Giovanni Lauricella, Luigi Bruno e ai dirigenti Asp Francesco Giudiceandrea e Maria Marano. Invece tra i destinatari di misure interdittive ci sono gli ex commissari alla Sanità, Massimo Scura e Saverio Cotticelli, il dirigente regionale Antonio Belcastro, Antonio Scalzo e il dirigente dell’Asp Gennaro Sosto.

Le misure cautelari sono state disposte dal G.I.P. del Tribunale di Cosenza, a seguito delle indagini dirette da questa Procura della Repubblica; agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di cui agli art. 323 c.p. (abuso d’ufficio), art. 476 c.p. (falsità materiale commessa del pubblico ufficiale in atti pubblici) e art. 479 c.p. (falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici). Le indagini hanno consentito di far luce sulle dinamiche sottostanti la falsificazione dei bilanci consuntivi dell’A.S.P. di Cosenza nel triennio 2015-2017, fornendo una rappresentazione della realtà economico-patrimoniale, già di per sé caratterizzata da cronici e consistenti disavanzi, più edulcorata di quanto non fosse, con lo scopo conclamato di riportare perdite di esercizio di gran lunga inferiori a quelle effettive e consentire così un allineamento posticcio dei dati contabili dell’azienda sanitaria cosentina a quelli del bilancio preventivo regionale, che consolida i dati di bilancio di tutte le aziende sanitarie calabresi. Nel corso delle investigazioni, i Finanzieri hanno anche ricostruito come le assegnazioni di importanti incarichi dirigenziali, dissimulate sotto forma di procedure apparentemente rispettose dei principi di legalità e trasparenza, siano in realtà avvenute in violazione dei più elementari principi normativi in materia, abusando del proprio ufficio.

I casi più eclatanti hanno riguardato la formulazione di delibere assunzionali nelle quali i requisiti di partecipazione venivano predeterminati sulla scorta di interpretazioni personalistiche dei vigenti criteri fissati dalle leggi e dalla contrattazione collettiva, in funzione dei titoli e dei curricula degli aspiranti in un’ottica marcatamente clientelare. In particolare, le attività investigative hanno evidenziato una serie di reati di falso (documentale ed ideologico) e di abusi d’ufficio concernenti l’arbitraria attribuzione di incarichi di responsabilità di unità organizzativa all’interno dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, parallelamente all’adozione di procedure di nomina di dirigenti aziendali, in violazione della specifica normativa di settore nei ruoli di Responsabile dell’Unità Operativa Semplice protesica (in relazione al quale non sono stati rispettati i requisiti di permanenza quinquennale nella qualifica di dirigente medico per l’attribuzione della qualifica dirigenziale), di Dirigente Amministrativo (in relazione alla quale veniva adottata un’errata procedura di mobilità al fine di agevolare intenzionalmente una specifica concorrente) e di Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Risk Management e governo clinico (in relazione alla quale venivano completamente disattesi sia i requisiti richiesti per ricoprire il ruolo a concorso che le procedure adottate).

Nel dettaglio, le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria Cosenza hanno disvelato che la disastrosa situazione economica-finanziaria patrimoniale in cui versa una delle aziende sanitarie più importanti a livello nazionale, per risorse finanziarie gestite, numero di dipendenti e bacino d’utenza servito, soventemente giustificata con errate scelte strategiche del passato (in primis l’accorpamento delle quattro preesistenti Aziende Sanitarie Locali in ambito provinciale), in realtà, è dovuta ad un sistema di malaffare che, stratificatosi nel corso degli anni ed aggravato da una sostanziale inefficacia del sistema dei controlli delle competenti autorità regionali, ha consentito di occultare un progressivo ed inarrestabile depauperamento delle risorse dell’Ente sanitario, con inevitabili gravi ripercussioni sulla capacità di garantire Livelli Essenziali di Assistenza quali quantitativamente adeguati. Tra gli artifizi posti in essere per raggiungere gli scopi descritti, è emerso, in particolare, il doloso occultamento di una preponderante quota del contenzioso legale sorto negli anni dal 2015 al 2017 e, conseguentemente, l’insufficiente imputazione degli accantonamenti annuali al correlato Fondo Rischi e Oneri, che è risultato del tutto inadeguato rispetto alla sua naturale funzione, ovvero la copertura prudenziale dei possibili rischi di futura soccombenza in giudizio.

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