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Calabria da riscoprire: le Terme romane di Curinga

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Terme romane di Curinga

Terme romane di Curinga Foto di Antonio Pagliuso

L’appuntamento di questa settimana di “Calabria da riscoprire” ci porta alla scoperta di un unicum della nostra regione: le Terme romane di Curinga.

 

Non molti lo sanno, ma nella frazione di Acconia del comune di Curinga (provincia di Catanzaro), è possibile avere un appuntamento con la storia. Qui, nella Terra dei Feaci, si trova l’unico esempio di terme romane in tutta la Calabria: le Terme romane di Curinga.

Anticamente chiamata Lacconia, probabilmente dai greci in ricordo della regione greca della Laconia (oggi corrispondente al Peloponneso sudorientale), Acconia è stata abitata fin dai tempi più remoti.
Qui, durante il loro dominio, i romani vi costruirono una stazione di posta. Un sito che doveva essere di grande importanza considerato che a breve distanza esistono ancora i resti di una imponente stazione termale (circa 700 metri quadrati all’epoca di massimo splendore): sono le Terme romane di Curinga di cui parliamo oggi a “Calabria da riscoprire”.

Storia e composizione delle Terme

Con tutta probabilità la costruzione del grande sito archeologico risale al I o II secolo dopo Cristo, con modifiche apportate fino al IV secolo; ipotesi avvalorate dal rinvenimento di una moneta di bronzo diocleziana.
Il sito era formato da un atrio, dal frigidarium (l’ambiente più ampio delle antiche terme romane destinato ai bagni in acqua fredda), dal tepidarium (riservato ai bagni in acqua tiepida), da un laconicum (una vera e propria sauna), da due calidaria (per i bagni di vapore), dallo spogliatoio e da altri ambienti di servizio. Lo scorrimento delle acque era permesso da complesso sistema di canali.

Una giornata alle Terme

Come riporta lo storico e archeologo Ermanno Arslan nel suo articolo «L’edificio termale romano detto “Tempio di Castore e Pollice” presso Curinga (Catanzaro)» apparso sulla rivista Klearchos, le Terme romane di Curinga facevano parte di una villa tardo romana frequentata dall’alto ceto della zona.
Immaginiamo, perciò, la giornata termale tipo di un antico romano, partendo dal presupposto che le terme non erano luoghi esclusivi soltanto di persone affette da qualche patologia, ma fungevano da centro di aggregazione sociale, come delle fora, delle piazze.

Si sarebbe diretto alle Terme dopo aver pranzato e sarebbe, quindi, di certo partito dal laconicum, la sauna che favoriva la digestione. Dopodiché si sarebbe spostato in un calidarium, poi nel tepidarium e infine, per concludere la giornata con un bagno freddo, nel frigidarium.

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La lenta eclissi del sito

Le Terme si trovano vicino al passaggio della storica via Popilia, la strada che da Roma conduceva in Calabria, e, come suggerisce il sito del FAI, «è l’unico esempio certo nella penisola italiana di edificio che vanta tecniche costruttive ampiamente utilizzate nell’Africa romana.»
Le Terme di Curinga hanno smesso di essere tali attorno al IV-V secolo. Durante il Medioevo, le Terme cambiano la loro funzione divenendo luoghi di culto, per poi essere via via abbandonate nel corso dei secoli successivi. In questi lunghi decenni, a causa della loro vicinanza al torrente Turrina, «le terme furono certamente toccate […] dalle sue piene frequenti e talvolta rovinose.» [Geografie verticali. L’edilizia sacra di una comunità calabrese: Curinga, S. Augruso, G. Calvieri, P. De Vita e P. Monteleone, Jaca Book 2001]
Difatti, passeggiando tutt’intorno ai ruderi, è possibile incontrare sabbie e ciottoli vari.

Oggi i resti delle terme sono contornati da campagne e abitazioni, costruiti in seguito alle bonifiche fasciste della seconda metà degli anni venti del Novecento. una serie di pannelli illustrativi chiariscono come era la composizione originaria delle Terme e ogni utilizzo degli ambienti ancora identificabili.

Antonio Pagliuso
Foto di Antonio Pagliuso e Antonio Bretti