Calabria da riscoprire: Roghudi tra abbandono e leggenda

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Calabria da Riscoprire, Roghudi vecchio foto di Fabio Folino

Dopo aver parlato di quattro luoghi magici delle province di Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, “Calabria da riscoprire” giunge nel territorio di Reggio Calabria sulla strada del borgo abbandonato di Roghudi.

Quando nel 1971 ne fu ordinato l’abbandono, il piccolo comune di Roghudi, nell’Aspromonte, contava 1.650 abitanti, stretti uno contro l’altro nel serrato dedalo di case in pietra abbarbicate a circa 520 metri di altezza e affacciate sulla fiumara Amendolea.
Come mai fu imposto lo sgombero? Il rischio derivato dai continui alluvioni e smottamenti era troppo elevato e il consiglio comunale dell’epoca, con a capo il sindaco Antonio Romeo, non poté far altro che decretare l’abbandono forzato. Il borgo doveva scomparire. dall’oggi al domani. Parte della popolazione del borgo, però, non si arrese all’ordinanza e ci vollero due anni affinché gli ultimi superstiti decisero di lasciare la frazione di Ghorio (o Chorio).

Luogo simbolo dei borghi fantasma

Da allora, dal 1973, sulle cartine, Roghudi vecchio non esiste praticamente più, inghiottito dalla vegetazione e squassato dal tempo. Svanita sulle cartine, come detto, ma non per tanti fotografi ed esploratori amanti degli urbex, i cosiddetti borghi fantasma.

Roghudi, infatti, ha scoperto una seconda vita ed è diventata uno dei simboli italiani di questa corrente, proprio per la sua posizione difficile da raggiungere (chiamare strade quelle che conducono all’antico borgo è un ampio eufemismo), la silhouette di tetti e mura grigie arroccati su un ciglione e il suo centro storico dove il tempo sembra essersi fermato.

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Il grecanico

Per secoli il borgo aspromontano ha vissuto come in un mondo a sé, senza collegamenti con i paesi limitrofi, tanto che gli ultimi anziani trasferiti negli anni settanta, parlano ancora il grecanico, anche detto greco calabrese, una lingua antichissima che ha dato pure alcuni poeti come Mastr’Angelo Maesano, Salvatore Siviglia, Francesca Tripodi e Salvino Nucera.

Le leggende del borgo antico

Roghudi è un luogo magico, avvolto da una fitta aura di mistero e leggenda. Nella frazione di Ghorio, l’ultima parte del borgo abbandonata, per esempio si trovano alcune rocce.
La “Rocca tu dracu” (Roccia del drago) è la più famosa, grazie alla sua forma che, a causa degli agenti atmosferici, pare raffigurare la testa di un drago; secondo la leggenda alla “Rocca” si dovevano le sorti della vita nel borgo antico.
Due altre rocce, dette “Vastarùcia” (Caldaie del latte), ricordano due grossi recipienti e secondo la credenza popolare servivano a sfamare il drago della precedente roccia.

Ma oltre alle leggende legate a queste rocce, altre, ben più inquietanti, continuano a circolare sul borgo abbandonato di Roghudi.

Percorrendo le stradine del paese sono visibili dei grossi ganci uniti alle abitazioni; a questi venivano legate delle funi, le cui estremità opposte erano strette attorno alle caviglie dei bambini per impedire che questi, presi dalla euforia dei giochi, cadessero nello strapiombo; un episodio evidentemente già accaduto. Si narra che, ancora oggi, durante le notti più tetre si possano udire le urla disperate dei bambini finiti giù nella fiumara.
Non solo le anime dei ragazzini morti, pare che le notti del borgo fantasma siano animate anche dai gorgheggi delle Anarade, delle sirene con zoccoli di mulo che richiamano a sé gli uomini del luogo.

Roghudi vecchio è un posto senza tempo, abitato soltanto da leggende e ricordi. Il nuovo abitato, fondato lentamente dopo l’abbandono forzato degli anni settanta, si trova nei pressi di Melito Porto Salvo, a circa 40 chilometri a sud del vecchio borgo.

Antonio Pagliuso
Foto Fabio Folino

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