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Giannuzzi: «Chiediamo che la Calabria non sia più commissariata»

2 min di lettura

«Nel balletto dei numeri non ci si rende conto che si sta mettendo in ginocchio un’intera regione!» afferma Innocenza Giannuzzi (Confartigianato Imprese Catanzaro)

Comunicato stampa

Da un articolo uscito nelle ultime ore su un quotidiano emerge un dato disarmante, una vera e propria beffa per la nostra terra e i nostri conterranei, che continuano a vivere di stenti e sacrifici, quando dall’altra parte c’è invece qualcuno che si prende gioco di noi.

«Taroccovid, il “tarocco di Calabria”: in arancione grazie alla “sparizione” di 620 casi positivi», questo il titolo del pezzo che sta creando grande scalpore. Ci siamo a lungo chiesti come fosse possibile il recente passaggio da zona rossa a zona arancione con i dati in continuo aumento. Ed ecco arrivare la risposta: mentre i vari ospedali della nostra regione sono letteralmente stremati e immagini allarmanti rimbalzano di continuo sul web, qualcuno ha pensato bene di non comunicare i dati reali dei soggetti affetti da Covid-19 nella nostra regione. Pura dimenticanza?

Ancora una volta ci troviamo dinanzi alla totale approssimazione: non si fa altro che parlare di “industria 4.0”, “digitalizzazione”… ma nella nostra regione tutto ciò è una chimera.

Questa “dimenticanza” (se proprio così vogliamo definirla), non giova certo alla tutela sanitaria della Calabria, né al sistema-impresa. Nel balletto dei numeri non ci si rende conto che si sta mettendo in ginocchio una regione che poteva ampiamente aspirare da tempo ad essere di colore giallo, vista la non alta concentrazione di popolazione e visti gli ampi spazi di cui essa è dotata.

Ma come sempre accade, il volere non coincide con i fatti.

Chiediamo che la Calabria non sia più commissariata! Riapriamo le danze augurandoci che al prossimo giro di boa la nostra regione sia più fortunata!

L’auspicio non è un nuovo commissario, ma l’azzeramento del debito sanitario, invocando l’Unità nazionale, e che il futuro della nostra regione sia migliore del nostro presente.

Stiamo chiedendo ai nostri sanitari di combattere una guerra senza strumenti e senza un reale piano d’azione, come si fa a operare così?

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, in cui dovrebbe essere garantito il diritto alla salute, ma i cardini della nostra Costituzione sembrano non valere in Calabria.

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